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Venture building, il nuovo progetto di Novagria al servizio dell’agroalimentare italiano

today05.11.2025

Sfondo

CDP Venture Capital SGR e il fondo Boost Innovation (coordinato dallo stesso soggetto), con il coinvolgimento di partner industriali come GELLIFY, Mutti S.p.A., Sipcam Oxon e Crédit Agricole Italia, vareranno a breve i contenuti concreti di un progetto di venture building destinato alla filiera agroalimentare italiana e finalizzato alla creazione di nuove imprese innovative. Il lancio ufficiale è avvenuto il 16 ottobre 2025, con obiettivi di lungo termine dipanati nei prossimi 3 anni. Sede operativa a Parma, in uno spazio di coworking/innovazione di Crédit Agricole. Il core goal è di colmare i gap di digitalizzazione, innovazione e sostenibilità nelle PMI della filiera agroalimentare, rafforzando il valore del Made in Italy.

Il progetto Novagria Ventures e i numeri chiave

La Novagria Ventures diventa protagonista nel panorama dell’innovazione agroalimentare italiana. Con un investimento iniziale pari a 5,65 milioni di euro, l’obiettivo è creare fino a 6 nuove imprese nei prossimi 3 anni. Grazie al fondo Boost Innovation, è previsto un successivo impegno in equity fino a circa 25 milioni di euro, potenzialmente mobilitando investimenti complessivi fino a circa 45 milioni di euro. L’iniziativa si inserisce in un contesto in cui il mercato italiano delle soluzioni digitali per l’agroalimentare è stimato intorno ai 2,3 miliardi di euro, con una crescita media del 30% annuo negli ultimi cinque anni. La modalità scelta è quella del venture building di filiera: non solo supporto finanziario, ma costruzione di imprese da zero, partendo dai bisogni reali della catena del valore, grazie alla collaborazione con le aziende capo-filiera.

Perché al Made in Italy agroalimentare serve un progetto di venture building?

Nel panorama dell’agroalimentare italiano, la filiera delle PMI – in particolare in upstream – mostra evidenti lacune in termini di digitalizzazione e capacità innovativa. Secondo il progetto, i gap principali riguardano la trasparenza e la tracciabilità dei dati, l’ottimizzazione delle operazioni agricole e commerciali, la gestione digitale dei dati operativi, e il supporto alle pratiche ESG. Il modello del venture building permette di partire dai bisogni insoddisfatti del mercato, testare soluzioni in tempi contenuti e generare nuove imprese in grado di offrire servizi o prodotti scalabili. Come afferma la presentazione ufficiale: «una vera fabbrica di nuove imprese, costruite a partire dai bisogni reali della filiera agroalimentare». Inoltre, per il Made in Italy questo approccio consente di consolidare la competitività della filiera agroalimentare a livello internazionale, sfruttando la reputazione e l’eccellenza dei prodotti italiani ma anche intervenendo per digitalizzarne processi, sostenibilità e efficienza.

I segmenti della filiera su cui puntare e gli investitori-partner

Il progetto Novagria Ventures si focalizza principalmente sul segmento upstream della filiera agroalimentare – ossia le PMI che forniscono materie prime, mezzi di produzione, servizi tecnologici alla catena alimentare – e punta allo sviluppo di piattaforme software ad alto TRL (Technology Readiness Level) e con time-to-market contenuto. Tra gli investitori-partner figurano numerosi attori: GELLIFY, innovation factory che opererà come venture builder partner; Mutti, storica azienda parmense nel mercato dei derivati del pomodoro; Sipcam Oxon, multinazionale italiana attiva nella nutrizione delle colture e Crédit Agricole Italia, banca con forte radicamento territoriale. La scelta di questi partner consente al progetto di toccare “il suolo” della filiera, portando competenze industriali, tecnologiche e finanziarie. Il coinvolgimento di istituzioni regionali e cluster territoriali rafforza il tema del sistema-filiera.

Opportunità e sfide per le PMI del Made in Italy agroalimentare

Per le PMI che operano nella filiera italiana del Made in Italy agroalimentare, l’arrivo di un soggetto come Novagria Ventures rappresenta un’opportunità concreta per colmare gap che da tempo sono evidenti. La digitalizzazione, la tracciabilità, la gestione dati, le pratiche ESG diventano leve strategiche per aumentare la competitività internazionale.
Tuttavia, non mancano le sfide: le PMI devono essere pronte a innovare, ad aprirsi a nuovi modelli di business, a collaborare con il mondo tech. Serve un ricambio generazionale, una cultura digitale più forte e un ecosistema che favorisca la contaminazione tra industria agroalimentare e startup tecnologiche. Come sottolineato dal progetto: «serve un lavoro di sistema». In questo contesto, la presenza di un venture builder dedicato consente una strutturazione più agile, ma occorre anche che le aziende della filiera partecipino attivamente e accolgano il cambiamento. Il fatto che il focus sia sulla parte upstream lascia intravedere una possibile accelerazione per l’intera filiera.

Scritto da: Michele Ceci

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