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GR News
today01.10.2025
“Superveloce: How Italian cars conquered the world” (“come le auto italiane hanno conquistato il mondo”): il titolo è promettente. Trattasi del nuovo libro di Peter Grimsdale, notissimo scrittore, broadcaster e produttore britannico, presentato la sera del 25 settembre durante un ricevimento tenutosi presso l’Ambasciata d’Italia a Londra, alla presenza del capo missione, Amb. Inigo Lambertini. Con lui, era presente alla serata il giornalista Beppe Severgnini.
In un momento di incerte transizioni per l’industria automotive nel suo complesso, il libro di Grimsdale irrompe sugli scaffali delle librerie britanniche proponendo un vibrante omaggio al genio ingegneristico e del design a quattro ruote amato in tutto il mondo. Con una narrazione che attraversa tutto il Novecento, l’intento di Superveloce è cercare di rispondere al “mistero” di come un paese che non era industrialmente fra i più forti (si pensi all’industria pesante, ridotta in macerie dalla guerra) sia riuscito a dare al mondo marchi innovativi, velocità e bellezza, anche in assenza di una vera e propria “rivoluzione industriale” italiana nel segno dell’esperienza britannica. L’autore ripercorre infatti la storia – talora tormentata, ma sempre ricca di momenti illuminanti – di esperienze come quella di Ferrari, Maserati e Alfa Romeo, le punte di diamante dell’auto sportiva Made in Italy. Ed è proprio con un episodio, ambientato a Silverstone, nel 1950, che Grimsdale apre le pagine di Superveloce: Giorgio VI e la figlia Elisabetta – che, di lì a poco, sarebbe stata consacrata regina – osservano con stupore le vetture di un Paese sconfitto, l’Italia, superare le loro concorrenti britanniche al primo Gran Premio di Formula Uno del dopoguerra. Da lì, l’autore ripercorre alcuni momenti salienti, tracciando anche i profili molto carismatici delle corse italiane come Tazio Nuvolari, Giuseppe Campari e Alberto Ascari e con ampia considerazione anche per il ruolo delle grandi carrozzerie, Pininfarina in testa. Aneddotica storica, biografie, cenni di storia politica italiana: il libro propone ai lettori un viaggio nel tempo interessante anche per un pubblico non avvezzo alle quattro ruote. Inoltre, uno spazio a parte è dedicato a Fiat, la casa che ha accompagnato la motorizzazione di massa in Italia, lasciando agli automobilisti tricolore un’eredità e un ricordo ineliminabili.
Geograficamente parlando, Superveloce non manca di menzionare tutti i grandi “capoluoghi” della Motor Valley italiana, come Arese (MI) – luogo eponimo della casa rilevata da Nicola Romeo, quando ancora si chiamava “Anonima Lombarda Fabbrica Automobili” – e, più simbolicamente, Maranello (MO), Modena e Sant’Agata Bolognese (BO), dove hanno sede ancora oggi rispettivamente Ferrari, Maserati e Lamborghini. Superveloce offre un’enfasi particolare al fatto che la bellezza non è solo ornamento, ma è parte integrante dell’identità italiana nel settore automobilistico, così come la competizione, la passione per la velocità, il senso estetico e la cultura dell’arte e del “bello”. Questi fattori culturali, storici, umani – non solo tecnici e industriali – sono stati e saranno cruciali nel successo delle auto italiane. D’altronde – riprendendo un vecchio slogan del marchio Alfa Romeo – “senza cuore, sarebbero solo macchine”.
Un altro leitmotiv importante di Superveloce, sottolineato proprio da Grimsdale nel corso dell’incontro in Ambasciata, è il legame fra arte, cultura ed estetica italiana – con riferimenti anche a Leonardo da Vinci – che ha contribuito allo sviluppo di macchine non solo performanti, ma anche esteticamente straordinarie, con grande importanza al design, allo stile e alla “sprezzatura” – la capacità di rendere elegante anche ciò che in termini di esigenze aerodinamiche e ingegneristiche richiede grande sforzo – che si riflettono come valore distintivo nelle linee sinuose di una Ferrari o nel “lusso in purezza” di una Maserati. Condizioni caratterizzanti dell’idea di stile e di design che l’Italia è riuscita ad affermare sulla scena del mercato automobilistico e delle corse in tutto il mondo.
Nelle pagine finali, l’autore di Superveloce riflette sull’eredità globale del mito automobilistico italiano. Le auto nate a Maranello, Modena o Torino non sono solo macchine: sono simboli di un sogno universale, di un lusso che unisce aspirazione e bellezza. Anche oggi, in un’epoca segnata dalla transizione elettrica e dall’innovazione digitale, Ferrari e Lamborghini continuano a rappresentare il vertice del sogno automobilistico. L’Italia – ricorda Superveloce – rimane protagonista di un’arte del movimento che nessun altro paese è riuscito a eguagliare con la stessa intensità.
Scritto da: Michele Ceci
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