Verso una nuova fase delle relazioni italo-africane? Con l’apertura di un nuovo ufficio di cooperazione strategica in Zambia, la diplomazia italiana punta ad approfondire i legami bilaterali fra Roma e Lusaka attraverso un nuovo hub regionale a servizio dello sviluppo sostenibile. L’inaugurazione si è svolta nell’ambito della missione “Global Gateway: African Climate Summit and the Lobito Corridor”, che prevede un coordinamento completo con l’Unione Europea. L’obiettivo è di offrire maggiore visibilità alle iniziative di cooperazione allo sviluppo finanziate dall’Italia, nell’ambito del Piano Mattei, che ha fornito le direttive che questo ufficio aspira a tradurre in pratica.
Italia e Zambia condividono una storica partnership, ulteriormente rafforzata negli anni successivi all’indipendenza del Paese nel 1964. Tra i principali esempi di cooperazione, la costruzione della diga di Kariba negli anni ’50, realizzata da un consorzio di aziende italiane, l’assemblaggio di automobili FIAT a Livingstone e la realizzazione dell’oleodotto di Dar-Es-Salaam a opera dell’ENI. Anche Alitalia ha in passato contribuito alla creazione e alla formazione del personale di Zambia Airways. Tuttora, in Zambia sono presenti alcuni top player dell’industria italiana come Leonardo ed Enel.
I segmenti operativi
Accanto alla presenza di aziende private e pubbliche, un consistente investimento (circa 6 milioni) dovrebbe riguardare le province del Nord, per rilanciare alcuni ecosistemi degradati come quello del miele e dei funghi, e affrontare le conseguenze del fenomeno El Nino – causa di fenomeni meteorologici anomali. Le aree di intervento prioritario riguarderanno sin da subito la promozione dell’inclusione sociale ed economica, il sostegno agli approvvigionamenti di acqua potabile, la sicurezza alimentare e – conseguentemente – gli sforzi per un’agricoltura sempre più resiliente.
Un’iniziativa consensuale e promettente
L’ufficio dovrebbe progressivamente operare sempre di più anche in Malawi, concentrandosi su alcuni specifici settori della cooperazione allo sviluppo quali l’agricoltura, la salute e la torrefazione del caffé.
L’inaugurazione del nuovo Ufficio della Cooperazione a Lusaka rappresenta un momento significativo per l’Italia. Indica non solo volontà, ma una crescita reale del ruolo italiano nella cooperazione allo sviluppo. È un segnale che l’Italia intende essere presente, non da spettatrice, ma come partner attivo con responsabilità, visione strategica e impegni concreti.
L’hub zambiano, in questo senso, diventa un punto focale per l’attuazione di un nuovo modello di cooperazione, basato sull’incremento di progetti di grande impatto e sulla flessibilità nell’adattarsi alle diverse esigenze locali. Come ha sottolineato ancora Rusconi, l’approccio è quello di “proporre cooperazione, non imporre cooperazione”, lavorando in piena collaborazione con gli attori locali. In linea con la filosofia dell’ex presidente dell’ENI, dedicatario del Piano Mattei.
L’impatto finale dipenderà però dalla capacità di tradurre questa struttura in progetti durevoli, radicati nel territorio, capaci di creare autonomia, resilienza e sviluppo con prospettive di lungo periodo. Se queste condizioni saranno rispettate, il nuovo Ufficio potrà davvero diventare una leva forte per il progresso dello Zambia e del Malawi, ma anche un modello replicabile in altre aree dove la cooperazione italiana vuole espandere le proprie prospettive. L’apertura dell’Ufficio di Cooperazione AICS a Lusaka è un segnale forte del rinnovato interesse e della fiducia dell’Italia nelle potenzialità dello Zambia e del Malawi. Posizionandosi come un hub strategico, l’ufficio non solo rafforza gli strumenti per l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo, ma funge da ponte tra le imprese italiane e le opportunità in crescita in due Paesi (Zambia e Malawi) ricchi di risorse e politicamente stabili, cosa non scontata in Africa. Con l’impegno su settori chiave come l’agricoltura e le energie rinnovabili, l’Italia contribuisce non solo alla crescita economica locale, ma anche alla creazione di un polo di sviluppo più equo e sostenibile, essenziale per il futuro dell’Africa australe. E diventa un tassello chiave nella nuova politica estera italiana.
Commenti post (0)