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GR News
Nei primi nove mesi del 2025 l’Osservatorio Federvini 2025 mostra un settore che rallenta sul fronte internazionale, condizionato dai dazi statunitensi e dalle tensioni geopolitiche, ma che mantiene una sorprendente tenuta grazie alla vivacità di mercati alternativi e alla stabilità del consumo interno. È la fotografia scattata dall’analisi di Nomisma e TradeLab, che risponde alle domande più urgenti: chi è coinvolto, cosa sta accadendo, quando si manifesta la frenata, dove si concentra e perché emerge un quadro ancora equilibrato.
Secondo l’Osservatorio Federvini 2025, il commercio internazionale vive una fase di riequilibrio dopo l’impennata di ordini registrata nel primo trimestre dell’anno, quando molti importatori – soprattutto statunitensi – avevano anticipato i dazi Washington. Il mercato USA, tradizionalmente tra i più strategici, evidenzia una contrazione: il vino cala del 4,8% a valore e gli spirits del 5%, segno di una normalizzazione più che di un arretramento strutturale.
Nonostante il contesto sfavorevole, la competitività italiana resta superiore a quella di altri grandi esportatori. Il calo del vino Made in Italy si limita infatti al 2% a valore, più contenuto rispetto ai -6,7% del Cile e ai -2,4% della Francia. Una flessione interpretata come fisiologica dopo il super-picco d’inizio anno, quando l’import USA di spirits dall’Italia aveva raggiunto punte del +126%. I dati dell’Osservatorio Federvini 2025 indicano però segnali di vitalità da mercati con nuove potenzialità. La Germania aumenta l’import di vini italiani dell’8,8%, il Brasile dell’8,7%, mentre gli aceti – nonostante una flessione generale del 2,7% – volano in Corea del Sud (+33,9%), Cina (+29,9%) e Canada (+20,1%). Anche gli spirits trovano sbocchi crescenti in Giappone (+28,9%), Canada (+9,8%) e soprattutto in Cina, dove l’import segna un vero balzo: +94,1%. Si delinea così un quadro in cui l’Osservatorio Federvini 2025 evidenzia un export in frenata, ma non in sofferenza cronica, grazie alla diversificazione geografica e all’interesse crescente verso prodotti premium.
Sul fronte domestico, l’Osservatorio Federvini 2025 registra una stabilità importante nella Gdo. Il comparto dei vini cresce dello 0,9% a valore, grazie soprattutto alle bollicine, che segnano un +6% a volumi, confermandosi una delle categorie più dinamiche e identitarie per il consumatore italiano. Gli spirits mostrano un andamento positivo sia a valore (+0,3%) sia a volume (+0,7%). In particolare emergono gli aperitivi alcolici, che avanzano del 4,3%, e i distillati e le acquaviti, in progresso dell’1%. Risultati che testimoniano come aperitivo e mixology restino centrali nelle occasioni di socializzazione. In crescita anche il comparto degli aceti, con un +3% a valore. L’Osservatorio Federvini 2025 evidenzia il buon andamento dell’Aceto Balsamico di Modena Igp (+2,4%) e dell’aceto di mele (+5,5%), che confermano il rafforzamento delle scelte salutistiche.
Il segmento del fuoricasa, essenziale per il vino e gli spirits italiani, registra una lieve contrazione delle visite totali (-1,4%), ma una crescita a valore del 1,3% dovuta alla componente inflattiva. L’Osservatorio Federvini 2025 parla di una “rimodulazione delle abitudini”: gli italiani escono meno, ma scelgono occasioni più ricercate dal punto di vista relazionale ed esperienziale. Il dopocena, in particolare, mostra una resilienza significativa, con un aumento delle visite del 2,1% nel terzo trimestre. In questo contesto, il consumo di vini e cocktail rispecchia un approccio più misurato: -7% i vini, -5% i cocktail. Una flessione che testimonia un cambio culturale, non una rinuncia, dove la qualità prevale sulla quantità. Le bollicine, ancora una volta, si distinguono, con un calo più contenuto (-3%) e un recupero estivo che conferma il loro ruolo identitario.
Per Giacomo Ponti, presidente Federvini, l’Osservatorio Federvini 2025 consegna «una ridefinizione della geografia dei consumi, sia fisica che comportamentale». La flessione negli Stati Uniti, afferma, «era attesa» e non va letta come segnale strutturale di debolezza. Ponti sottolinea soprattutto la trasformazione della domanda: «Assistiamo al passaggio da un consumo di abitudine a un consumo di scelta, dove la variabile determinante non è più la frequenza, ma la qualità dell’esperienza». Le imprese stanno rispondendo investendo in identità, valore e posizionamento premium, elementi in grado di superare barriere tariffarie e oscillazioni geopolitiche. L’Osservatorio Federvini 2025 conferma dunque una filiera resiliente, che in un contesto complesso riesce a interpretare nuove traiettorie di consumo e a consolidare rapporti sia nei mercati emergenti sia in quelli maturi.
Scritto da: Michele Ceci
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