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“Oculus-Spei” nella Cappella della Sindone: arte, spiritualità e tecnologia si incontrano a Torino

today07.08.2025

Sfondo

Nel cuore del centro storico di Torino, un capolavoro dell’architettura barocca apre le sue porte a un linguaggio artistico completamente nuovo. È nella Cappella della Sindone, monumento simbolico della fede cristiana e patrimonio UNESCO, che prende forma Oculus-Spei, l’opera immersiva di Annalaura di Luggo, artista italiana nota a livello internazionale per le sue installazioni incentrate sulla dignità, sull’inclusione e sulla forza dello sguardo umano.

La Cappella della Sindone accoglie “Oculus-Spei”

L’installazione, in mostra fino al 26 agosto 2025, crea un inedito dialogo tra il luogo sacro e la ricerca artistica contemporanea, mettendo in scena un percorso esperienziale che coinvolge lo spettatore sul piano visivo, simbolico ed emotivo. Al centro dell’opera, lo sguardo dell’altro, inteso come specchio della propria interiorità e come punto di contatto tra mondi diversi.

Oculus-Spei è un progetto prodotto da Annydi Productions in collaborazione con il Polo Museale del Piemonte e con il sostegno del Ministero della Cultura. La mostra si inserisce in un calendario più ampio di eventi culturali che puntano a valorizzare il ruolo della Cappella della Sindone non solo come reliquiario, ma anche come luogo vivo di riflessione artistica e spirituale.

La Cappella della Sindone: un contenitore di fede e visione

La scelta della Cappella della Sindone come sede per Oculus-Spei non è casuale. Progettata da Guarino Guarini nel Seicento per custodire il Sacro Lino, ritenuto da molti il sudario di Gesù, la cappella è uno dei più alti esempi di architettura sacra barocca in Italia. Il suo interno, dominato da una cupola a geometria stellata, è stato recentemente restaurato dopo il grave incendio del 1997, e da allora è tornato a essere uno spazio di bellezza e meditazione.

In questo scenario già carico di significato, l’opera di Annalaura di Luggo interviene senza sovrapporsi, ma anzi dialogando in modo armonico con la luce, le forme e la spiritualità del luogo. Oculus-Spei non altera l’identità della cappella: ne rivela nuove dimensioni, trasportando il visitatore in un viaggio che parte dal visibile per approdare all’interiore.

La tecnologia utilizzata (schermi trasparenti, installazioni video, luci e proiezioni interattive) si integra in modo rispettoso all’ambiente, seguendo le geometrie architettoniche della cappella. L’opera propone un passaggio simbolico attraverso “porte” immateriali che conducono a volti e storie reali, trasformando lo spazio in una soglia tra il visibile e l’invisibile, il terreno e il trascendente.

Le cinque porte simboliche: sguardi da attraversare

L’installazione si sviluppa attorno a cinque “Porte della Speranza”, ognuna delle quali rappresenta un varco da attraversare fisicamente e simbolicamente. Le prime quattro introducono il visitatore a testimonianze visive di persone con disabilità provenienti da diversi Paesi, i cui occhi sono al centro dell’interazione visiva. Attraverso video-ritratti immersivi e l’uso di una luce verticale come elemento poetico, lo spettatore si ritrova osservato, stimolato a un confronto diretto con lo sguardo dell’altro.

Secondo l’artista, l’occhio è “porta dell’anima” e punto di contatto profondo con l’identità altrui. I volti proiettati non comunicano parole, ma raccontano vite, resilienza e dignità attraverso il solo potere dello sguardo. Le storie personali diventano quindi universali, in un contesto che invita all’empatia e alla riflessione.

La quinta porta, cuore simbolico del percorso, si ispira a quella del carcere romano di Rebibbia, che Papa Francesco aprì durante il Giubileo della Misericordia. Qui l’installazione diventa pienamente interattiva: uno specchio digitale cattura il volto del visitatore e lo colloca all’interno di una gabbia virtuale, evocando le molte forme di “prigionia” (fisica, mentale, sociale) che ogni individuo può sperimentare.

Questa fase culminante del percorso non solo coinvolge lo spettatore, ma lo rende parte integrante dell’opera stessa: un invito a riconoscere i propri limiti, le proprie barriere interiori, e a immaginare la possibilità di superarle. Oculus-Spei non offre risposte, ma stimola domande radicali.

Un progetto artistico che parla di speranza

Il significato profondo di Oculus-Spei è contenuto già nel suo titolo: “occhio della speranza”. Si tratta di un’opera che non vuole solo essere vista, ma vissuta, esperita, attraversata. Per Annalaura di Luggo, la speranza non è un concetto astratto, ma un’esperienza tangibile che si genera nello scambio di sguardi, nel riconoscimento reciproco, nella consapevolezza delle proprie ferite e possibilità.

«Il progetto invita a superare i confini, interiori ed esteriori, che spesso ci isolano dagli altri e da noi stessi», ha dichiarato l’artista nel corso della presentazione dell’opera. Un messaggio che trova risonanza anche nelle parole di Lorenza Santa, curatrice delle collezioni di Palazzo Reale di Torino, secondo cui Oculus-Spei «non si limita a decorare uno spazio, ma lo abita, lo trasforma in un laboratorio di ascolto, empatia e consapevolezza».

A completare l’installazione è stato realizzato anche un documentario, diretto dalla stessa Annalaura di Luggo, che raccoglie testimonianze, momenti della produzione e riflessioni sul significato dell’opera. Le immagini mostrano il processo creativo, l’interazione con i soggetti coinvolti, e il dialogo tra arte e spiritualità che attraversa l’intero progetto.

Scritto da: Matteo Respinti

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