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GR News
today24.07.2025
La mostra “Moda in Luce 1925–1955” a Palazzo Pitti di Firenze racconta la nascita del Made in Italy attraverso oltre cinquanta capi storici, accessori d’epoca e materiali inediti. Un viaggio visivo e culturale nella genesi dell’eccellenza italiana nel mondo.
Chi ha inventato davvero il Made in Italy? Una possibile risposta arriva da Firenze, dove la Galleria del Costume e della Moda di Palazzo Pitti ospita, fino al 28 settembre 2025, la mostra “Moda in Luce 1925–1955. Alle origini del Made in Italy”. Curata da Fabiana Giacomotti e promossa dal Ministero della Cultura con Archivio Luce Cinecittà e Gallerie degli Uffizi, l’esposizione propone un itinerario attraverso trent’anni cruciali per la nascita del fenomeno globale della moda italiana.
Esposti ci sono oltre cinquanta capi d’abbigliamento e accessori, insieme a documenti, filmati e fotografie in gran parte inediti, provenienti dagli archivi storici. L’obiettivo è far luce sul ruolo giocato dalla moda nell’identità culturale e industriale dell’Italia del secondo Novecento, e sull’evoluzione di uno stile che è diventato simbolo internazionale di eleganza e innovazione.
La parola chiave della mostra è Made in Italy, ma il cuore del racconto è il lungo processo che ha portato la moda italiana a emergere prima a livello europeo e poi mondiale. Tra il 1925 e il 1955, infatti, l’Italia attraversa trasformazioni profonde: dalla modernizzazione fascista alla ricostruzione postbellica, passando per la sperimentazione artigianale e le prime forme di promozione del prodotto italiano.
Proprio su questo insiste Moda in Luce, che documenta come lo stile italiano abbia saputo innovare sia nella tecnica sia nell’immagine, ponendo le basi di un marchio nazionale divenuto nel tempo sinonimo di qualità, design e raffinatezza. A raccontarlo sono i lavori di sartorie storiche come Ventura e Fortuny, le creazioni di pionieri come le Sorelle Fontana e Biki, e le prime opere di maison destinate a diventare icone, come Gucci, Ferragamo ed Emilio Pucci.
Tra i pezzi più significativi si segnalano la prima borsa da sera firmata Gucci, il sandalo “invisibile” di Ferragamo del 1947, in plexiglas e cuoio, e gli abiti d’esordio di Emilio Pucci, già caratterizzati da tessuti leggeri e geometrie cromatiche destinate a fare scuola. Ogni capo esposto è affiancato da schede storiche e materiali visivi che ne contestualizzano la nascita, spesso legata a esigenze di mercato nuove o all’intuito di committenti visionari.
A rendere ancora più ricco e inedito il percorso di Moda in Luce è la presenza di materiali provenienti dall’Archivio Luce, vero e proprio scrigno della memoria visiva italiana. Cinegiornali, pellicole istituzionali, reportage d’epoca e fotografie raccontano come l’abbigliamento abbia veicolato messaggi sociali e culturali nei decenni cruciali della nascita del Made in Italy.
La moda viene rappresentata non solo come attività economica, ma anche come dispositivo simbolico: gli abiti diventano strumenti per definire un’identità nazionale, riflettere i cambiamenti di ruolo delle donne, raccontare le trasformazioni del gusto. Le sequenze filmiche evidenziano anche la nascita delle prime sfilate, la presenza di atelier femminili, l’evoluzione dei costumi da giorno a sera, dalla sartoria al prêt-à-porter ante litteram.
Un punto centrale dell’esposizione è l’inclusione della versione restaurata del documentario “Sette canne, un vestito” di Michelangelo Antonioni (1949), che mostra l’intero ciclo produttivo del rayon, tessuto allora considerato “moderno”, in Friuli. Un’opera che combina cinema, industria e moda, confermando l’interdisciplinarità che caratterizza il fenomeno culturale del Made in Italy.
La forza di Moda in Luce sta nel mostrare come già tra gli anni Venti e Cinquanta il Made in Italy fosse molto più di un’etichetta commerciale: era una visione estetica, una rete di competenze artigianali, un progetto culturale diffuso. Palazzo Pitti diventa così il palcoscenico ideale per ospitare un dialogo tra passato e presente, grazie anche al prestigio della Galleria del Costume, già nota per le sue collezioni permanenti.
L’allestimento, pensato per esaltare ogni pezzo senza sovraccaricare il visitatore, permette di seguire un filo cronologico ma anche tematico. Si parte dalla moda delle élite tra le due guerre per arrivare alla sua diffusione popolare nel Dopoguerra, passando per le prime campagne di marketing e l’emergere del concetto di “eleganza italiana”, ben prima del boom economico.
Anche le figure femminili che hanno fatto la storia della moda italiana trovano spazio nella mostra: stiliste, modelle, giornaliste, imprenditrici e sarte emergono come protagoniste spesso invisibili del successo del Made in Italy. In parallelo, si ricostruisce il modo in cui la moda ha contribuito a riformulare l’immagine internazionale dell’Italia dopo il conflitto mondiale, ponendo le basi per la sua rinascita economica.
Moda in Luce 1925–1955 non è solo una mostra di moda, ma una narrazione storica, visiva e culturale sull’Italia che cambiava e si reinventava. È anche un invito a riscoprire un periodo spesso trascurato nei racconti ufficiali del Made in Italy, che tende a partire dagli anni Sessanta. In realtà, come dimostra l’esposizione, le radici del nostro stile nazionale affondano ben prima, in un contesto di fermento artistico e imprenditoriale unico nel suo genere.
La mostra si inserisce nel progetto più ampio di valorizzazione della moda italiana promosso dal Ministero della Cultura, con l’obiettivo di trasformare il racconto del Made in Italy in un patrimonio storico da preservare e tramandare. Firenze, culla del Rinascimento e della creatività, si conferma capitale simbolica dello stile italiano, accogliendo nel cuore di Palazzo Pitti un evento destinato a lasciare il segno.
Scritto da: Matteo Respinti
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