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Made in Italy Monitor 2025, i dati Cerved confermano la forza delle imprese italiane

today14.11.2025

Sfondo

L’uscita del Made in Italy Monitor 2025 offre un quadro aggiornato su chi guida l’economia italiana, quando e dove crescono i settori chiave e perché la competitività internazionale resta un fattore determinante per l’export italiano. Lo studio di Cerved mostra come le imprese Made in Italy rappresentino una parte minoritaria delle società di capitali, ma generino quasi metà dell’export nazionale, confermando il loro ruolo strategico.

L’identikit delle imprese italiane secondo il Made in Italy Monitor 2025

Il Made in Italy Monitor 2025 indica che le imprese che compongono il cuore produttivo del Paese sono circa 76.000, pari al 7,8% delle società di capitali. Nel 2023 hanno generato ricavi per quasi 637 miliardi di euro, producendo 155 miliardi di valore aggiunto. La combinazione di specializzazione, qualità e radicamento territoriale rafforza l’export italiano, che grazie a questi settori raggiunge oltre 200 miliardi di euro, pari al 47,2% del totale. Secondo Cerved, lo studio si basa su bilanci e banche dati aggiornate fra il 2014 e il 2023, per analizzare performance economiche e solidità creditizia. Agrifood, Sistema Moda, Automazione e Meccanica, Arredo e Design, Farmaceutica e Mezzi di Trasporto restano i pilastri del Made in Italy e trainano le imprese Made in Italy anche nei mercati più competitivi. Il Made in Italy Monitor 2025 conferma inoltre che la vocazione internazionale ha favorito una crescita del 4,3% nel decennio, superiore al resto del Manifatturiero. L’export italiano continua quindi a rappresentare un fattore differenziale, nonostante tensioni geopolitiche e dinamiche protezionistiche. Un altro elemento centrale è la solidità finanziaria. L’indice di rischio Cerved Group Score mostra un forte miglioramento: le aziende “sicure” sono salite dal 14,4% al 35,7% in dieci anni. Al contrario, quelle “a rischio” sono diminuite sensibilmente, attestandosi al 6,1%.

I settori che guidano l’export italiano secondo il Made in Italy Monitor 2025

Il nuovo Made in Italy Monitor 2025 mette in evidenza come l’Automazione e Meccanica sia il primo macrosettore per fatturato, con 24.000 imprese e oltre 646.000 addetti. Seguono Agroalimentare, Mezzi di trasporto, Sistema Moda, Arredo e Design e Farmaceutica, con quote di ricavi differenti ma tutte fortemente orientate all’export italiano. La grande specializzazione settoriale ha permesso ai comparti più performanti di crescere fino al 5% nel decennio, come Agroalimentare e Trasporti, o di attestarsi comunque su ritmi superiori alla media nazionale. La forza dell’export italiano, con una domanda in continua evoluzione soprattutto nei mercati extra-UE, resta il motore principale degli investimenti e della competitività. Il Made in Italy Monitor 2025 evidenzia inoltre differenze territoriali importanti: il 27% delle imprese è nel Nord-Ovest, il 25,7% nel Nord-Est e il 22,2% nel Centro. Il Sud pesa per il 18,6%, grazie soprattutto al comparto agroalimentare. Quasi il 10% opera in distretti industriali, con il Sistema Moda che registra il peso maggiore nei cluster produttivi. Dal punto di vista strategico, la presenza familiare è ancora predominante, così come il ruolo delle microimprese, soprattutto nell’Agroalimentare. Fanno eccezione la Farmaceutica e parte dei Mezzi di trasporto, dove prevalgono i grandi gruppi. L’export italiano resta un fattore essenziale per tutti i comparti.

Le previsioni al 2026 contenute nel Made in Italy Monitor 2025

Il Made in Italy Monitor 2025 stima una crescita moderata nel biennio 2025-2026: +0,2% nel 2025 e +1,5% nel 2026. Le difficoltà dell’Automotive pesano sui Mezzi di Trasporto, previsti in calo nel 2025. Il Sistema Moda mostra segnali di stabilizzazione, mentre Automazione e Meccanica risente dei dazi americani e della domanda debole. I settori più dinamici restano Farmaceutico, con crescite oltre il 4%, e Agroalimentare, che potrebbe aumentare il proprio volume complessivo dell’8%. Nonostante una lieve compressione dei margini nel prossimo biennio, le imprese Made in Italy mostrano una resilienza superiore alla media nazionale. L’indicatore Cerved conferma infatti che la probabilità di insolvenza si ridurrà ulteriormente entro il 2026, con Sistema Moda e Arredo e Design in forte miglioramento. L’Agroalimentare, tradizionalmente più fragile, mostra una robusta crescita dell’area “sicura”.

Transizione climatica e sostenibilità nel Made in Italy Monitor 2025

Uno degli aspetti più rilevanti del Made in Italy Monitor 2025 riguarda l’esposizione ai rischi fisici e di transizione legati alla crisi climatica. Una azienda su quattro è esposta a un rischio fisico alto o molto alto, una quota superiore alla media nazionale. L’Agroalimentare è il comparto più vulnerabile, soprattutto nella filiera zootecnica. Il rischio di transizione, legato alla decarbonizzazione e alla riduzione delle emissioni, coinvolge in modo rilevante imprese che operano in attività ad alta intensità energetica o legate al consumo di risorse naturali. Tuttavia, Cerved sottolinea come oltre il 60% delle imprese del Made in Italy abbia un rating ESG eccellente. Farmaceutica e Mezzi di trasporto emergono tra i settori più avanzati sul fronte della sostenibilità. Il Made in Italy Monitor 2025 segnala inoltre una crescente propensione alla rendicontazione non finanziaria: fino al 20% delle aziende agroalimentari e oltre il 16% di quelle farmaceutiche pubblicano volontariamente report di sostenibilità.

 

Scritto da: Michele Ceci

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