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Made in Italy in volata: export extra-Usa cresce del 5,3% e vale 20 miliardi in più

today11.08.2025

Sfondo

Nel 2025 l’export extra-Usa del Made in Italy mostra una crescita significativa: +5,3 % nei primi quattro mesi verso 25 mercati-chiave, contro un calo del –2 % registrato negli altri Paesi. Secondo Confartigianato, se questo trend si mantenesse, l’export italiano potrebbe segnare un aumento annuo di 20,4 miliardi di euro, compensando in parte gli effetti dei nuovi dazi statunitensi.

Espansione nei mercati-chiave e impatto economico

I 25 “top market” extra-Usa rappresentano una quota decisiva dell’export italiano. Nel 2024 avevano assorbito il 61,5 % delle esportazioni complessive, pari a 383,6 miliardi su 623,5 miliardi di euro. Nei primi quattro mesi del 2025 la crescita è stata del +5,3 %, mentre negli altri mercati internazionali l’andamento è stato negativo (–2 %).

Secondo gli analisti, questa performance dimostra la capacità delle imprese italiane di diversificare i mercati di destinazione, riducendo la dipendenza dagli Stati Uniti in un momento in cui l’aumento delle tariffe doganali rischia di frenare le vendite oltreoceano. La strategia è coerente con il principio di “multi-mercato”, che punta a consolidare la presenza del Made in Italy in aree ad alto potenziale, dalle economie emergenti ai partner consolidati.

Top five dei mercati in crescita e valori assoluti

Tra i Paesi con le performance migliori spiccano:

  • Emirati Arabi Uniti: +20,9 %, per un valore di 7,9 miliardi di euro

  • Brasile: +14 %, per un valore di 5,8 miliardi

  • Svizzera: +13,1 %, per un valore di 30,2 miliardi

  • Spagna: +10,6 %, per un valore di 34,5 miliardi

  • Arabia Saudita: +9,6 %, per un valore di 6,2 miliardi

In questi mercati, la domanda di beni italiani è sostenuta sia dal consumo interno sia da strategie di re-export: ad esempio, Svizzera ed Emirati Arabi sono hub logistici e finanziari che redistribuiscono prodotti italiani verso altri Paesi.

Altri mercati, pur con valori assoluti inferiori ai 5 miliardi, registrano aumenti a doppia cifra: Israele (+13,1 %), Danimarca (+11,8 %), Irlanda (+11,5 %) e Singapore (+11,3 %). Questi dati confermano che la crescita non riguarda solo grandi economie, ma anche mercati di nicchia con elevata capacità di spesa.

Il contributo decisivo delle PMI italiane

La spinta all’export extra-Usa è alimentata soprattutto dalle Piccole e Medie Imprese (PMI), che rappresentano l’ossatura del tessuto produttivo italiano. Nei primi quattro mesi del 2025:

  • verso Emirati Arabi: export delle PMI pari a 3,5 miliardi di euro

  • verso Arabia Saudita: 1,3 miliardi

  • verso Brasile: 857 milioni

I settori trainanti sono quelli che da sempre identificano il Made in Italy: alimentari, moda, arredo e legno, metalli lavorati, gioielleria e occhialeria. In particolare, l’agroalimentare beneficia della crescente domanda di prodotti di alta qualità e certificati, mentre il settore moda trova sbocchi nelle economie a forte crescita del Golfo Persico e del Sud America.

Proiezioni per il 2025 e strategie di diversificazione

Confartigianato stima che, se il trend dei primi mesi dovesse proseguire, l’aumento complessivo dell’export nei 25 mercati top potrebbe raggiungere 20,4 miliardi di euro a fine anno. Questo risultato sarebbe sufficiente a neutralizzare, almeno in parte, il calo previsto negli Stati Uniti.

Gli osservatori sottolineano come questa dinamica rifletta una strategia di lungo periodo basata su tre pilastri:

  1. diversificazione geografica, per ridurre i rischi legati a singoli mercati;

  2. valorizzazione della qualità e della tracciabilità dei prodotti;

  3. investimenti in logistica e distribuzione internazionale.

Le criticità segnalate dalle imprese

Nonostante i dati positivi, Confartigianato avverte che la crescita non può essere data per scontata. Il presidente Marco Granelli ha richiamato l’attenzione su alcuni fattori che frenano la competitività: burocrazia eccessiva, peso fiscale elevato, difficoltà di accesso al credito e costi energetici superiori alla media europea. In particolare, le aziende italiane pagano l’energia il 28 % in più rispetto ai competitor UE.

Granelli ha invitato l’Unione Europea a «fare veramente l’Europa» e a mettere la competitività delle imprese al centro dell’agenda politica, mentre al Governo italiano chiede un impegno parallelo per difendere e valorizzare il Made in Italy all’estero.

Contesto geopolitico e prospettive

Il boom dell’export extra-Usa si inserisce in uno scenario globale complesso, caratterizzato da tensioni commerciali e riallineamenti strategici. I dazi introdotti da Washington su diversi prodotti europei hanno spinto molte aziende italiane a guardare oltre l’Atlantico, rafforzando le relazioni con mercati che offrono minori barriere tariffarie.

L’Asia, in particolare il Sud-Est asiatico e il Golfo Persico, appare come un’area strategica: Singapore, Emirati e Arabia Saudita combinano capacità di acquisto elevata e apertura agli investimenti esteri. Allo stesso tempo, il Sud America, con Brasile in testa, si conferma una destinazione in espansione, favorita da accordi commerciali bilaterali e da un interesse crescente per lo stile di vita italiano.

L’export extra-Usa del Made in Italy è in piena accelerazione nei 25 mercati top del 2025, con un +5,3 % nei primi quattro mesi e previsioni di crescita che potrebbero portare a un incremento annuo di oltre 20 miliardi di euro. Il traino arriva dalle PMI e dai settori simbolo della manifattura italiana, capaci di coniugare qualità, design e innovazione.

Scritto da: Matteo Respinti

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