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La straordinaria nave spaziale italiana per Proxima b: il futuro dell’esplorazione interstellare

today06.08.2025

Sfondo

Un team tutto italiano ha conquistato la vetta di una prestigiosa competizione internazionale dedicata all’esplorazione spaziale con un progetto rivoluzionario: una nave spaziale italiana per Proxima b, ideata per un viaggio interstellare di 400 anni verso l’esopianeta più vicino alla Terra.

Un’equipe multidisciplinare per un futuro interstellare

A vincere il concorso è stato un gruppo di cinque professionisti italiani altamente qualificati e provenienti da ambiti molto diversi. Il team è composto da Giacomo Infelise, architetto e paesaggista; Veronica Magli, economista e innovatrice; Guido Sbrogio, astrofisico e ingegnere; Nevenka Martinello, ingegnere ambientale e artista freelance; e Federica Chiara Serpe, psicologa, attrice e artista. Insieme hanno progettato una nave spaziale italiana per Proxima b con caratteristiche tecniche, architettoniche e umane che combinano scienza, ingegneria e visione culturale.

Il progetto è stato concepito per affrontare una delle sfide più complesse dell’esplorazione umana: il viaggio interstellare verso Proxima Centauri, il sistema stellare più vicino al nostro. Obiettivo della missione è Proxima b, un pianeta extrasolare potenzialmente abitabile.

Una crisalide spaziale lunga 58.000 metri

La nave spaziale italiana per Proxima b si presenta come una vera e propria “crisalide” tecnologica. La struttura è cilindrica e modulare, progettata per ridurre al minimo la sezione anteriore. Questo accorgimento tecnico ha lo scopo di limitare il rischio di collisioni con micrometeoriti e detriti orbitali, oltre a minimizzare le sollecitazioni strutturali durante le fasi di accelerazione e decelerazione.

Le dimensioni della nave sono colossali: 58 chilometri di lunghezza per 6 chilometri di diametro, con una massa complessiva di 2,4 miliardi di tonnellate. Il sistema di propulsione si basa sulla fusione diretta, utilizzando come combustibile elio e deuterio. Questa tecnologia consente un’accelerazione continua pari a 0,1 g, sufficiente a raggiungere velocità significative nel corso del tempo.

Il viaggio previsto è di oltre 400 anni, con un primo anno dedicato all’accelerazione e un ultimo anno alla decelerazione prima dell’ingresso nel sistema di Proxima Centauri. In questo lasso di tempo, l’equipaggio dovrà essere autosufficiente grazie a un habitat spaziale progettato per la lunga durata.

Un habitat rotante per simulare la vita sulla Terra

L’habitat spaziale si trova nella parte anteriore della nave, ed è una delle componenti più innovative del progetto. Si tratta di una struttura coassiale rotante, suddivisa in diversi livelli concentrici. I vari strati, disposti uno dentro l’altro, sono destinati a usi specifici: partendo dall’esterno si trovano le aree per la produzione alimentare e gli ecosistemi artificiali, seguite da spazi comuni, zone abitative e giardini, servizi logistici e sanitari, magazzini e, al centro, il nucleo assiale.

La rotazione continua di ciascun guscio genera una gravità artificiale simile a quella terrestre, fondamentale per la salute psicofisica dei 600 membri dell’equipaggio. Il design dell’habitat prevede il mantenimento di cicli biologici stabili, la generazione di energia rinnovabile, la gestione chiusa delle risorse e un sistema di riciclo avanzato.

Il Cosmo Dome: la finestra sull’universo

A prua della nave spaziale italiana per Proxima b è stata progettata una grande cupola panoramica denominata Cosmo Dome. Si tratta di un’area di osservazione e contemplazione da cui sarà possibile ammirare lo spazio aperto durante il lungo viaggio interstellare. Il Cosmo Dome, oltre a offrire una vista spettacolare, svolgerà una funzione psicologica di equilibrio per gli occupanti, contribuendo a mantenere un legame visivo con l’universo.

Questo aspetto rivela l’approccio integrato del team italiano: la tecnologia avanzata si coniuga con un progetto umano ed estetico, in cui la bellezza, l’arte e la connessione emotiva hanno un ruolo centrale. L’inclusione di una psicologa e di due artiste nel gruppo di progettazione conferma la volontà di costruire non solo una macchina funzionale, ma un ambiente vivibile, armonioso e ispirante.

Scritto da: Matteo Respinti

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