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Il vino italiano in Vietnam si sta affermando come un simbolo di prestigio, cultura e qualità. Tra Hanoi e Ho Chi Minh City, le bottiglie Made in Italy sono sempre più richieste da una classe media in rapida espansione, che vede nel vino un segno di status e modernità. In un contesto di crescita economica e apertura commerciale, l’Italia si posiziona oggi tra i principali esportatori, favorita da un accordo di libero scambio con l’Unione Europea che azzera i dazi e da un pubblico giovane e curioso, pronto a scoprire nuovi sapori.
Il mercato del vino in Vietnam conta oltre 100 milioni di abitanti, dei quali circa il 70% rientra nella fascia tra i 15 e i 64 anni. Secondo VietStock e fonti di settore, le vendite di vino registreranno una crescita media dell’11% l’anno fino al 2030. Si tratta di uno dei tassi più alti del Sud-Est asiatico, sostenuto dall’aumento dei redditi e da un interesse crescente verso i prodotti europei di qualità. Il consumo resta concentrato nelle grandi città, dove il vino è parte di un’esperienza sociale legata ai ristoranti di fascia medio-alta, ai wine bar e ai regali di rappresentanza. A differenza di Paesi limitrofi come Thailandia o Indonesia, in Vietnam il vino è presente praticamente in ogni locale. La cultura del bere, introdotta durante la colonizzazione francese, si è evoluta e oggi include una crescente attenzione per le origini, i vitigni e le tecniche di vinificazione. I vini italiani, in particolare, hanno trovato terreno fertile grazie al loro equilibrio tra eleganza, prezzo e riconoscibilità. Secondo i dati della World Bank, nel 2023 l’Italia ha esportato in Vietnam oltre 1,6 milioni di litri di vino tranquillo per un valore di circa 7,6 milioni di dollari, in costante aumento nel 2024.
A dispetto del clima tropicale, i vini più apprezzati in Vietnam sono i rossi strutturati e corposi, con gradazioni alcoliche elevate e profili aromatici complessi. Il vino italiano in Vietnam conquista soprattutto con etichette come Primitivo, Negroamaro, Syrah, Amarone, Montepulciano e Sangiovese, spesso scelti per accompagnare piatti saporiti o come dono prestigioso. L’etichetta gioca un ruolo centrale: il consumatore vietnamita predilige confezioni sfarzose, con tocchi dorati o dettagli raffinati. La bottiglia non è solo bevanda, ma simbolo di prestigio sociale e regalo importante da offrire in occasioni speciali. «Un vino dal design elegante comunica rispetto e successo», raccontano i buyer locali intervistati da The Saigon Times. Secondo Natasha Linhart, CEO di Atlante, distributore internazionale di eccellenze agroalimentari italiane, «in Vietnam il vino è soprattutto un dono di valore, e l’Italia può giocare un ruolo decisivo offrendo qualità, tradizione e bellezza».
L’Italia beneficia oggi di un contesto commerciale favorevole. L’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Vietnam (EVFTA), in vigore dal 2020, ha eliminato i dazi doganali e semplificato le procedure di importazione per i vini europei. Questo rende il vino italiano in Vietnam particolarmente competitivo rispetto a mercati più complessi come Canada o Stati Uniti. A ciò si aggiunge la crescita della classe media vietnamita, oggi pari al 15% della popolazione ma destinata a raddoppiare entro il 2026. Con redditi in aumento e maggiore apertura culturale, i consumatori sono disposti a spendere tra 5 e 12 euro a bottiglia — una cifra significativa in un Paese dove lo stipendio medio mensile di un impiegato si aggira sui 400-500 euro. L’interesse verso l’Italia si manifesta anche attraverso iniziative promosse dalla Camera di Commercio Italiana in Vietnam (ICHAM), come il concorso Vietnam Best Sommelier in Italian Wines 2025 e la rassegna Borsa Vini Vietnam organizzata dall’Agenzia ICE. Questi eventi contribuiscono a formare professionisti del vino locali e a diffondere la conoscenza dei nostri territori vinicoli, da Piemonte e Toscana fino alla Puglia.
Nonostante le prospettive positive, esportare vino in Vietnam presenta ancora alcune sfide. La prima è il clima caldo-umido, che impone sistemi di stoccaggio e trasporto controllati. Le catene logistiche devono garantire temperature costanti e condizioni di conservazione adeguate per non compromettere la qualità del prodotto. Un altro ostacolo è rappresentato dalla forte concorrenza francese e australiana: i vini di Bordeaux e del Nuovo Mondo hanno una presenza storica più radicata. Tuttavia, mentre i francesi sono spesso percepiti come elitari, l’Italia gode di un’immagine più calorosa e accessibile, capace di comunicare convivialità e lifestyle mediterraneo. Infine, occorre considerare la predominanza della birra, che rimane la bevanda alcolica più diffusa. Secondo dati di Vendemmie, il vino rappresenta solo una piccola percentuale del consumo totale di alcolici, ma la tendenza è chiara: la quota del vino cresce ogni anno, trainata dai giovani urbani e dai turisti internazionali.
La missione di scouting condotta da Atlante tra Hanoi e Ho Chi Minh City ha già prodotto risultati tangibili, con i primi contratti di fornitura firmati da importatori locali. Nei prossimi mesi, la società organizzerà un grande evento di promozione a Casa Italia, presso l’Ambasciata d’Italia ad Hanoi, con degustazioni e incontri dedicati ai produttori del nostro Paese. Il calendario vietnamita offre inoltre un vantaggio stagionale per le vendite: il Capodanno lunare, celebrato a febbraio, è il momento di massimo scambio di regali e consumo di vino. In questo periodo, le etichette italiane a packaging elegante e profilo aromatico intenso trovano un mercato particolarmente ricettivo. Secondo The Saigon Times, l’Italia è oggi il secondo fornitore europeo di vino per il Vietnam, con una crescita che nel 2025 supererà il 20% rispetto all’anno precedente. Un segnale chiaro che l’espansione continuerà, sostenuta da turismo, e-commerce e promozione istituzionale.
Il vino italiano in Vietnam è una storia di potenziale e di sinergia culturale. In un Paese che si apre con entusiasmo alle eccellenze europee, l’Italia può proporsi come ambasciatrice di gusto e bellezza. Grazie a rossi di carattere, etichette curate e strategie di marketing mirate, le nostre cantine hanno la possibilità di conquistare un pubblico giovane, curioso e in crescita costante. La sfida sarà consolidare la presenza commerciale e culturale, assicurando al tempo stesso la qualità del prodotto e un racconto autentico del Made in Italy. Se il trend di crescita dell’11% annuo verrà confermato, il Vietnam potrà diventare, entro il 2030, uno dei mercati asiatici più promettenti per il vino italiano.
Scritto da: Michele Ceci
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