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“Il Giardino delle Risonanze”: arte antica e contemporanea si incontrano a Bologna

today06.08.2025

Sfondo

Fino al 14 settembre 2025, la Pinacoteca Nazionale di Bologna ospita Il Giardino delle Risonanze, una mostra inedita che intreccia arte antica e contemporanea, natura e spiritualità, memoria e metamorfosi. Il progetto, ideato da Costantino D’Orazio e Lorenzo Balbi, e curato da Giulia Adami e Valerio Mezzolani, nasce dalla collaborazione tra i Musei Nazionali di Bologna e il MAMbo. È un’esplorazione simbolica e sensoriale del concetto di giardino come spazio di risonanza interiore, artistica e collettiva, in un percorso che coinvolge oltre trenta opere e sedici artisti contemporanei bolognesi.

Un giardino simbolico dentro la Pinacoteca

Alla base di Il Giardino delle Risonanze c’è una riflessione profonda sul significato del “giardino”: uno spazio da sempre considerato rifugio, ma anche rappresentazione del potere, filtro simbolico tra l’uomo e la natura. Come spiegano i curatori, l’idea nasce dal desiderio di far dialogare il patrimonio storico della Pinacoteca Nazionale di Bologna con la ricerca artistica contemporanea, e dalla volontà di recuperare e valorizzare opere conservate nei depositi, spesso non accessibili al pubblico.

L’esposizione si sviluppa nel Salone degli Incamminati, anticamente affacciato su un giardino poi scomparso, oggi evocato idealmente attraverso l’allestimento. Sei sono i nuclei tematici principali: aria, acqua, paesaggio interiore, soglia sacra, metamorfosi e vento. Ogni sezione accosta opere del passato con creazioni contemporanee, costruendo un “giardino culturale” dove il tempo si dissolve e le risonanze emergono come tensioni visive e concettuali.

Una trentina le opere storiche, tra cui dipinti seicenteschi e ottocenteschi, incisioni, busti e miniature, provenienti dalla Pinacoteca, dal Museo Morandi e dalla Biblioteca dell’Archiginnasio. A queste si affiancano installazioni, sculture, video e interventi sonori di artisti contemporanei rappresentativi della scena bolognese: tra loro Anna Tappari, Italo Zuffi, Eva Marisaldi, Enrico Serotti, Federico Zamboni, Fanny & Alexander e il collettivo ZAPRUDER.

Risonanze visive e sensoriali

Il percorso di Il Giardino delle Risonanze si apre sulle note barocche di Se l’aura spira, brano di Girolamo Frescobaldi del 1630, che introduce il visitatore in un’atmosfera rarefatta e contemplativa. L’installazione sonora Rodilla di Anna Tappari, composta da ventilatori, campanellini, altoparlanti e paillettes, simula il respiro del vento, evocando in chiave astratta la vitalità del giardino. L’opera è posta in dialogo con Paesaggio entro giro d’angeli, olio su rame di anonimo bolognese del XVII secolo, che restituisce un’immagine arcaica e sacrale della natura.

Uno dei momenti più intensi del percorso è il confronto tra Figura al lavabo di Francis Bacon e il Busto di Muzio Frangipane scolpito da Alessandro Algardi nel Seicento. Due rappresentazioni del corpo umano, profondamente diverse ma poste in relazione: una, tormentata e carnale; l’altra, idealizzata e marmorea. A completare il dialogo, le opere sensoriali di Eva Marisaldi ed Enrico Serotti, che agiscono come dispositivi di mediazione poetica tra passato e presente.

Il tema della metamorfosi è affrontato da Italo Zuffi con la scultura Niente di personale, che interagisce con un’incisione kafkiana di Hans Fronius e gli studi frammentari del pittore ottocentesco Luigi Serra. Qui il giardino si fa luogo dell’inquietudine: spazio intimo e mentale in cui si riflette l’instabilità dell’identità e della memoria.

Particolarmente evocativa è Abitare in mostra di Federico Zamboni: una tenda da campo montata all’interno della Pinacoteca. È un rifugio precario, simbolo di transitorietà e di ricerca di stabilità, che richiama la condizione esistenziale dei migranti ma anche, in senso più ampio, la fragilità dell’abitare umano. Il giardino diventa così metafora di protezione, ma anche di spaesamento.

Un percorso condiviso tra Pinacoteca e MAMbo

Il Giardino delle Risonanze è anche il primo progetto espositivo che mette in dialogo diretto la Pinacoteca Nazionale di Bologna con il MAMbo, Museo d’Arte Moderna di Bologna. Il focus ospitato al MAMbo amplia il discorso sulla memoria e sulla storia, mettendo a confronto un capolavoro del realismo novecentesco con due grandi tele del Romanticismo storico.

Si tratta de I funerali di Togliatti di Renato Guttuso, monumentale e politico, accostato a Giulio Sabino davanti a Tito di Antonio Muzzi e a Un’eroina della sfortunata Carini in Sicilia di Enrico Romolo. Le tre opere, sebbene appartenenti a epoche e linguaggi differenti, condividono una forte carica narrativa e civile, evocando il ruolo dell’arte come racconto collettivo, luogo di elaborazione delle identità storiche e nazionali.

Questo secondo segmento della mostra consolida il senso del titolo: le “risonanze” sono echi visivi, culturali, temporali. Non imitazioni, ma vibrazioni che attraversano le opere e coinvolgono lo spettatore in una rete di significati multipli. Il dialogo tra le istituzioni museali si fa quindi parte integrante dell’esperienza, suggerendo un nuovo modo di intendere la curatela come tessitura di relazioni.

Iniziative, accessibilità e ricezione pubblica

La mostra è visitabile fino al 14 settembre 2025, con biglietto combinato (Pinacoteca + MAMbo) al costo di 12 euro (ridotto 10 euro). Fino al 3 luglio il prezzo è promozionale: 8 euro intero, 6 euro ridotto. Ogni sabato alle ore 17 sono previste visite guidate gratuite con prenotazione, per scoprire in profondità i nuclei tematici e le scelte curatoriali. In occasione della “domenica al museo” l’ingresso alla mostra è gratuito, come il 3 agosto scorso.

La ricezione critica è positiva. Diversi osservatori sottolineano il coraggio del progetto, capace di annullare le distanze tra arte storica e contemporanea. Il quotidiano InCronaca dell’Università di Bologna l’ha definita «una mostra che annulla il tempo», e il sito Bologna Estate l’ha inserita tra gli eventi culturali più significativi dell’estate 2025.

Scritto da: Matteo Respinti

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