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GR News
today21.08.2025
La rivoluzione dell’accumulo energetico parte dall’Italia. A Ottana, nel cuore della Sardegna, è operativo il primo impianto commerciale di Energy Dome, la startup italiana fondata dall’ingegnere Claudio Spadacini. La tecnologia della CO₂ Battery, che utilizza l’anidride carbonica per immagazzinare energia, ha convinto Google a siglare un accordo strategico e a investire direttamente nella società, aprendo la strada a una diffusione globale delle batterie di lunga durata made in Italy.
La CO₂ Battery rappresenta una delle innovazioni più promettenti del settore energetico. A differenza delle batterie al litio, non richiede materiali rari o critici ma impiega componenti comuni come acciaio, acqua e anidride carbonica. Funziona in ciclo chiuso, senza emissioni e senza rischi di incendio, con una vita utile superiore ai 30 anni.
Il sistema consente di immagazzinare energia in forma di CO₂ liquida e di rilasciarla tramite un ciclo termo-meccanico, garantendo durate di erogazione tra le 8 e le 24 ore, molto superiori a quelle delle batterie convenzionali. Un vantaggio cruciale per superare i limiti di intermittenza di solare ed eolico.
L’impianto di Ottana, inaugurato nell’estate 2025, ha una potenza di 20 MW e una capacità di 200 MWh, in grado di erogare circa 73 GWh all’anno, equivalenti ai consumi di oltre 16.000 famiglie. Realizzato su un’ex area industriale bonificata, il progetto ha generato indotto e occupazione locale, confermando la valenza sia ambientale che economica della tecnologia.
Il 25 luglio 2025, Energy Dome ha annunciato un accordo commerciale globale con Google, che ha anche effettuato un investimento strategico nella società italiana. Per il colosso di Mountain View, si tratta del primo impegno commerciale rilevante nel settore delle batterie di lunga durata (LDES), in linea con l’obiettivo di operare con energia 24/7 carbon-free entro il 2030.
L’intesa prevede lo sviluppo congiunto di una pipeline di progetti in Europa, Stati Uniti e Asia-Pacifico, le aree in cui Google sta espandendo la sua rete di data center. «Prevediamo di raggiungere il primo GWh di capacità operativa nei prossimi due-tre anni, con una pipeline globale superiore ai 10 GWh», ha dichiarato Spadacini.
Tra i progetti già avviati figurano un impianto in India, in costruzione con NTPC, e uno in Wisconsin con Alliant Energy. In parallelo, Energy Dome ha aperto una sede regionale a Melbourne, per seguire più da vicino lo sviluppo in Asia-Pacifico.
Il progetto sardo non è un caso isolato. Energy Dome ha in pipeline circa 2 GWh di nuovi impianti in Italia, soprattutto nel Centro-Sud, dove la presenza massiccia di rinnovabili rende cruciale la stabilizzazione della rete. L’obiettivo è agganciare il nuovo Macse (Meccanismo di approvvigionamento della capacità di stoccaggio elettrico), introdotto dal Ministero dell’Ambiente per incentivare gli investimenti nell’accumulo.
La partnership con Engie tramite contratti di “Energy Storage as a Service” garantisce la gestione commerciale degli impianti e dimostra la versatilità della CO₂ Battery sia in ambito industriale che residenziale. Con queste caratteristiche, l’Italia può diventare un hub europeo per le tecnologie di accumulo a lunga durata, settore destinato a crescere rapidamente: secondo IRENA, entro il 2030 il fabbisogno globale di sistemi di accumulo potrebbe superare i 400 GW.
Il ruolo delle batterie di lunga durata made in Italy si inserisce in un contesto internazionale dove utility, governi e big tech sono alla ricerca di soluzioni per la decarbonizzazione. Oltre al litio, si sperimentano accumuli gravitazionali, a idrogeno e ad aria compressa. La CO₂ Battery di Energy Dome si distingue per costi competitivi, modularità e lunga durata, qualità che hanno già attratto investitori come Breakthrough Energy Ventures di Bill Gates e la Banca Europea per gli Investimenti.
Con Google come partner strategico, l’azienda italiana punta ad accelerare la commercializzazione a livello globale, contribuendo alla stabilità delle reti e alla riduzione delle emissioni. «Le nostre batterie di lunga durata – ha spiegato Spadacini – non solo favoriscono la transizione energetica, ma rilanciano le economie locali dove vengono costruite».
L’avvio del primo impianto di Ottana e l’ingresso di Google nel capitale segnano un passaggio storico per l’innovazione energetica italiana. Le batterie di lunga durata made in Italy hanno tutte le carte in regola per diventare uno strumento chiave della transizione globale, rafforzando al tempo stesso la competitività industriale e la leadership tecnologica del Paese.
Scritto da: Matteo Respinti
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