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Il food service è un pilastro del Made in Italy: è questo il messaggio lanciato da Matteo Zoppas, presidente dell’ICE, durante Beer&Food Attraction 2026 a Rimini. Chi: il numero uno dell’Agenzia ICE. Cosa: un intervento sul ruolo del fuoricasa nell’export agroalimentare. Quando: 17 febbraio 2026, giornata conclusiva della manifestazione. Dove: International Horeca Meeting. Perché: rafforzare il posizionamento dei brand italiani all’estero in un contesto segnato da dazi, inflazione e rallentamento dei consumi. Nel talk dedicato al mercato dei consumi fuori casa, Zoppas ha spiegato come il food service rappresenti uno dei canali più strategici per la costruzione dell’identità dei marchi italiani, soprattutto nel comparto agroalimentare. Un comparto che nel 2025 ha raggiunto, secondo i dati preliminari, quota 73 miliardi di euro di export.
Secondo Zoppas, il concetto di food service come pilastro del Made in Italy va letto in chiave strategica. Il fuoricasa, termine con cui si indica il consumo in ristoranti, hotel e catering, è un canale fondamentale per affermare la riconoscibilità dei prodotti italiani sui mercati internazionali. «Il fuori casa, che all’estero viene chiamato food service, rappresenta uno dei canali più importanti soprattutto per la costruzione dell’identità dei brand», ha dichiarato Zoppas. Il posizionamento nella ristorazione, ha aggiunto, consente alle aziende di arrivare nel retail con un marchio già conosciuto, favorendo migliori rotazioni a scaffale. Il passaggio dal canale Horeca alla grande distribuzione diventa così una leva competitiva. La presenza nei ristoranti di qualità contribuisce a certificare l’eccellenza del prodotto e a consolidare la reputazione del Made in Italy agroalimentare. In questo quadro, la filiera del food service si conferma un asset centrale dell’ecosistema export italiano.
Il food service, da pilastro del Made in Italy, si inserisce in un contesto di crescita significativa dell’export agroalimentare. Zoppas ha ricordato che si è passati dai 69,5 miliardi di euro del 2024 ai 73 miliardi nel 2025, dato ancora in fase di consolidamento. La crescita risulta superiore alla media dei valori unitari e l’agroalimentare performa circa due punti percentuali sopra gli altri settori. Un segnale di resilienza e competitività in uno scenario internazionale complesso, caratterizzato da tensioni geopolitiche e instabilità dei mercati. L’agroalimentare rappresenta oggi una componente chiave dell’export italiano, contribuendo in modo determinante alla bilancia commerciale. In questo scenario, il food service come pilastro del Made in Italy diventa una leva per sostenere ulteriormente la domanda estera e rafforzare la presenza dei prodotti italiani nei mercati ad alto potenziale.
Nonostante i numeri positivi, il food service come pilastro del Made in Italy deve fare i conti con alcune criticità. Tra queste, i dazi e l’andamento del cambio euro-dollaro, che incidono in modo particolare sul mercato statunitense. Gli Stati Uniti rappresentano circa 7,9 miliardi di euro dei 73 miliardi complessivi dell’export agroalimentare. Una quota rilevante che impone attenzione. «Dobbiamo fare il massimo per preservare il mercato statunitense nonostante queste problematiche, che speriamo siano transitorie», ha affermato Zoppas. Il cambio euro-dollaro viene definito come un «dazio sul dazio», poiché può aggravare l’impatto delle tariffe commerciali già esistenti. Le oscillazioni valutarie incidono sui margini delle imprese e sulla competitività dei prezzi, influenzando la capacità di penetrazione nei mercati extraeuropei. In questo contesto, il food service come pilastro del Made in Italy assume anche una funzione di mitigazione del rischio, perché un brand forte e riconosciuto è più in grado di assorbire eventuali aumenti di prezzo senza perdere quote di mercato.
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda l’andamento dei consumi. Il food service, pilastro del Made in Italy, si confronta oggi con una domanda che ha mostrato buona tenuta fino a settembre, ma che ora evidenzia segnali di rallentamento. Secondo Zoppas, occorre capire se si tratti di una dinamica legata alle logiche di magazzino, con fenomeni di stock-in e stock-out, oppure di una problematica più strutturale. Tra gennaio e febbraio, tradizionalmente, i listini vengono rivisti, con possibili aumenti dei prezzi. L’effetto inflazionistico non può essere trascurato. Un aumento dei prezzi potrebbe incidere sui volumi, soprattutto nei segmenti più sensibili al carovita. Tuttavia, la qualità e il valore percepito del prodotto italiano restano elementi distintivi. Il food service si conferma quindi come pilastro del Made in Italy, una leva strategica per affrontare una fase di transizione. Rafforzare la catena del fuoricasa significa consolidare la presenza dei prodotti italiani nei mercati internazionali, valorizzando identità, qualità e reputazione. In un contesto globale segnato da incertezze, il ruolo dell’ICE e delle istituzioni diventa centrale nel sostenere le imprese, promuovere il brand Italia e difendere i mercati chiave come quello statunitense. La sfida per il 2026 sarà trasformare la crescita dell’export in sviluppo strutturale, consolidando il food service come vero pilastro del Made in Italy.
Scritto da: Michele Ceci
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