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GR News
today28.08.2025
Nel primo semestre del 2025 l’export italiano cresce del 2,1% su base annua. Un risultato che, in un contesto globale caratterizzato da incertezze economiche e tensioni commerciali, rappresenta un segnale positivo. Ma dietro questa performance si nasconde un dato fondamentale: senza il contributo dell’export farmaceutico, in aumento del 40% rispetto al 2024, il bilancio complessivo del made in Italy sarebbe stato negativo. Il settore dei farmaci si conferma dunque il vero salvagente dell’economia nazionale.
Secondo i dati diffusi da Istat, il comparto farmaceutico, chimico-medicinale e botanico ha generato nei primi sei mesi del 2025 quasi 10 miliardi di euro aggiuntivi rispetto all’anno precedente. Il valore complessivo dell’export farmaceutico ha così raggiunto i 36 miliardi di euro, pari a un incremento del 38,8%.
Questa crescita eccezionale ha compensato le difficoltà di altri comparti industriali italiani, garantendo un saldo positivo all’export nazionale. In termini percentuali, i farmaci si confermano il settore più dinamico dell’intera manifattura, contribuendo da soli per oltre la metà all’aumento complessivo delle esportazioni.
Il rafforzamento della farmaceutica italiana non è un fenomeno episodico. Negli ultimi dieci anni le esportazioni del comparto sono più che raddoppiate, passando da 19,9 miliardi di euro nel 2015 a 54 miliardi nel 2024. Il solo primo semestre 2025 ha già superato i livelli complessivi di interi anni precedenti, come il 2019, il 2020 e il 2021.
Il mercato statunitense rappresenta la principale destinazione dell’export farmaceutico italiano. Nei primi sei mesi del 2025 le vendite verso gli Usa sono quasi raddoppiate, passando da 4,78 miliardi a 8,5 miliardi di euro. Questa impennata è legata anche a una strategia di stoccaggio anticipato da parte degli importatori americani, volta a contrastare l’impatto dei nuovi dazi al 15% introdotti da Washington.
Il saldo commerciale bilaterale Italia-Usa ha così toccato un nuovo record, con oltre 20 miliardi di euro di attivo nel primo semestre. Un risultato che rafforza ulteriormente il ruolo dell’Italia come partner strategico nel settore farmaceutico internazionale.
A livello territoriale, il distretto di Firenze guida le esportazioni verso gli Stati Uniti con quasi 2 miliardi di euro nel solo primo trimestre, superando Milano e confermandosi primo polo italiano per l’export farmaceutico oltreoceano. Questa leadership testimonia la specializzazione di alcuni territori italiani, capaci di coniugare tradizione manifatturiera e innovazione scientifica.
L’Italia si è ormai consolidata come un hub globale per la produzione farmaceutica. Al successo contribuiscono sia i gruppi nazionali sia le multinazionali che negli ultimi anni hanno investito in modo crescente nel nostro Paese. Gli stabilimenti italiani sono oggi tra i più avanzati in Europa per capacità produttiva, ricerca e innovazione.
Se nel 2015 l’export farmaceutico rappresentava appena il 5% delle esportazioni manifatturiere italiane, oggi questa quota ha raggiunto il 12%. Il settore non solo garantisce occupazione altamente qualificata, ma produce anche ricadute positive sull’intera filiera della ricerca e dello sviluppo tecnologico.
In un quadro internazionale caratterizzato da rallentamenti produttivi in Germania e Francia, il successo italiano nella farmaceutica evidenzia come il made in Italy non sia più legato soltanto ai settori tradizionali come moda o alimentare, ma anche a comparti ad alto contenuto scientifico e innovativo.
Se la farmaceutica brilla, il resto del made in Italy mostra andamenti differenziati. L’agroalimentare registra un buon risultato, con un incremento del 5,1% che vale circa 1,5 miliardi di euro in più rispetto al 2024. Segnali positivi arrivano anche dai mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli (+8,7%) e dai metalli di base (+3,4%).
In difficoltà, invece, il settore automobilistico: l’export di autoveicoli cala a doppia cifra, con un crollo di 1,4 miliardi di euro nel primo semestre. Questo dato riflette le difficoltà strutturali del comparto, alle prese con la transizione verso l’elettrico e con una domanda in rallentamento nei principali mercati.
Il saldo commerciale complessivo dell’Italia resta positivo per 22,8 miliardi, ma è in calo rispetto ai 29,1 miliardi dello stesso periodo del 2024. A pesare sono soprattutto le maggiori importazioni provenienti dalla Cina, che hanno compresso l’avanzo commerciale.
Le prospettive per il resto dell’anno sono condizionate da vari fattori. Da un lato, la crescita straordinaria dell’export farmaceutico potrebbe rallentare nei prossimi mesi a causa del sovrastoccaggio effettuato dagli importatori statunitensi. Dall’altro, l’effetto dei nuovi dazi Usa resta un’incognita importante, con possibili ripercussioni sulla domanda.
Nonostante queste incertezze, la farmaceutica appare solida e capace di mantenere un ruolo centrale nel sostegno all’export italiano. La sua espansione conferma come il futuro del made in Italy non passi soltanto attraverso settori storici, ma anche attraverso comparti ad alta intensità tecnologica.
Il 2025 segna dunque una svolta: l’export farmaceutico è diventato un asset strategico per l’Italia, il vero motore di una crescita che altrimenti non ci sarebbe stata. Una lezione utile anche per la politica industriale, che dovrà continuare a favorire gli investimenti in ricerca, innovazione e formazione, per consolidare la posizione dell’Italia tra i leader globali della salute.
Scritto da: Matteo Respinti
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