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Vino italiano e agroalimentare a rischio con i dazi USA: la risposta del Governo

today25.08.2025

Sfondo

 

Il Governo italiano ha avviato un piano per difendere il made in Italy dall’impatto dei nuovi dazi USA, entrati in vigore il 1° agosto 2025. Le tariffe al 15% sul vino e su altri prodotti agroalimentari rischiano di ridurre la competitività delle esportazioni italiane negli Stati Uniti, uno dei mercati più rilevanti per il settore vitivinicolo. Palazzo Chigi punta su una strategia a doppio binario: lavorare con Bruxelles per ottenere esenzioni e predisporre misure interne a sostegno delle imprese più esposte.

Urso: margini di negoziazione sui dazi USA

Il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha dichiarato che esistono spazi di manovra per limitare gli effetti delle tariffe americane. L’obiettivo principale è salvaguardare il comparto vitivinicolo e più in generale l’agroalimentare, tra i settori simbolo del made in Italy.

Urso ha spiegato che la vera vittoria fino ad oggi è stata evitare un conflitto commerciale aperto con Washington, che avrebbe colpito duramente entrambe le sponde dell’Atlantico. Tuttavia, il rischio per il vino italiano resta elevato. Per questo il ministro ha annunciato un lavoro diplomatico con Bruxelles per spingere affinché l’Europa ottenga condizioni migliori nei negoziati previsti in autunno.

Parallelamente, il Governo guarda anche a nuovi mercati alternativi, dal Sud-est asiatico al Golfo, fino al Mercosur. L’idea è diversificare le destinazioni dell’export per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, che rappresentano oggi una quota significativa delle esportazioni di vino italiano. Urso ha invitato inoltre l’Unione europea a rimuovere alcune barriere interne che ostacolano le aziende europee stesse, ricordando che l’unità del fronte comunitario è indispensabile per affrontare i dazi USA.

Tajani e Giorgetti: euro debole e fiducia a rischio

Se Urso insiste sulla via diplomatica, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani sposta l’attenzione sul quadro monetario. A margine del Meeting di Rimini ha ribadito che il problema non è solo quello delle tariffe, ma anche il rapporto euro-dollaro, che penalizza l’export europeo. Per Tajani, servono misure straordinarie da parte della Bce, come un nuovo quantitative easing, per alleggerire il costo del denaro e ridare fiato alle imprese esportatrici.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha invece sottolineato l’impatto psicologico dei dazi USA. Secondo lui, le tariffe americane rischiano di condizionare le aspettative degli operatori e di minare la fiducia delle imprese più che i numeri reali dell’export. Questo clima di incertezza può frenare investimenti e piani di crescita, creando un effetto domino sull’intero comparto.

Per entrambi i ministri, quindi, la questione non si esaurisce nel braccio di ferro commerciale con Washington: il nodo dei dazi USA si intreccia con dinamiche economiche globali e monetarie che influenzano direttamente la tenuta delle aziende italiane.

Palazzo Chigi: tutela per agroalimentare e made in Italy

La linea del Governo italiano è chiara: lavorare con Bruxelles per ottenere la protezione dei settori più esposti ai dazi USA, in primis l’agroalimentare. L’esecutivo ha confermato che il confronto con Washington non si limiterà ai prodotti agricoli, ma si estenderà anche a dossier come acciaio e alluminio.

Palazzo Chigi ha fatto sapere che la priorità è allargare la lista dei comparti esclusi dalle tariffe, con il vino italiano e i prodotti agroalimentari al centro delle richieste. Tuttavia, i margini di trattativa sono legati al quadro comunitario: i Trattati vietano accordi bilaterali diretti, e Roma deve quindi muoversi nel perimetro europeo.

Il Governo sta valutando anche interventi interni per contenere i danni dei dazi USA: fondi compensativi per le imprese più vulnerabili, incentivi all’export verso mercati alternativi, campagne di promozione per rafforzare l’immagine del made in Italy e azioni di diplomazia economica con partner extraeuropei. Una “task force” della Farnesina è stata incaricata di monitorare gli effetti delle tariffe e proporre soluzioni concrete.

Il settore vitivinicolo lancia l’allarme

Il comparto del vino italiano è il più esposto ai dazi USA. Dal 1° agosto le tariffe del 15% su vino e distillati europei rischiano di far perdere competitività al prodotto italiano rispetto a concorrenti come Cile e Australia, non soggetti a barriere simili.

Secondo stime di Unione Italiana Vini (UIV), l’impatto dei dazi potrebbe tradursi in una perdita di 317 milioni di euro in 12 mesi, cifra che potrebbe salire a 460 milioni in caso di ulteriore svalutazione del dollaro. Alcune denominazioni toscane, come Brunello e Chianti, hanno già chiesto risorse straordinarie e semplificazioni burocratiche per non compromettere decenni di investimenti sul mercato americano, che da solo vale circa il 37% dell’export vinicolo toscano.

Consorzi e associazioni, da Coldiretti alla Cia-Agricoltori Italiani, denunciano il rischio di una vera “stangata” per il vino e l’agroalimentare made in Italy. La richiesta unanime è che Bruxelles torni al tavolo con Washington per escludere il vino dai dazi, ma intanto si invocano anche misure di sostegno interno, come incentivi alla promozione in Asia e in America Latina.

«Gli Stati Uniti sono uno dei nostri mercati più importanti», ha spiegato Ciro Giordano, presidente del Consorzio Tutela Vini Vesuvio. «Con i dazi USA al 15% la competitività del vino italiano si riduce e a pagarne il prezzo rischiano di essere soprattutto le piccole cantine, che hanno investito per affacciarsi all’estero».

Il Governo italiano si trova di fronte a una sfida delicata: difendere il made in Italy in uno scenario globale in rapido cambiamento. I dazi USA non rappresentano solo una questione commerciale, ma anche politica e diplomatica. Per Roma, la soluzione passa da un equilibrio tra le trattative europee e le misure nazionali, con il vino italiano in prima linea. La battaglia si sposterà in autunno, quando Bruxelles e Washington torneranno a sedersi al tavolo.

Scritto da: Matteo Respinti

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