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Città Madri del Made in Italy, una rete per valorizzare le radici dell’impresa italiana

today19.11.2025

Sfondo

Le Madri del Made in Italy diventano oggi un progetto legislativo e culturale destinato a ridisegnare il racconto delle origini del marchio italiano e dei territori che ne hanno scritto le prime pagine. L’iniziativa nasce dal disegno di legge n. 1679 presentato dal senatore bellunese Luca De Carlo, con l’obiettivo di creare una rete nazionale di Comuni che possano essere ufficialmente riconosciuti come culle della qualità produttiva italiana. Un percorso che parte da Calalzo di Cadore, in Veneto, dove recenti scoperte d’archivio hanno riportato alla luce la prima attestazione storica dell’uso del termine “Made in Italy” già nel 1897.

La scoperta che cambia la storia del marchio italiano

La proposta delle Madri del Made in Italy trova impulso da un ritrovamento dello storico d’impresa Massimo Orlandini, che ha individuato un documento capace di retrodatare l’uso del termine “Made in Italy” ben prima di quanto ipotizzato finora. La notizia, presentata nel corso di un incontro pubblico nella sala consiliare “Norma Cossetto” di Calalzo di Cadore, ha offerto una nuova prospettiva sulle origini del marchio, rivelando che già alla fine dell’Ottocento in Italia si parlava di qualità produttiva nazionale con orgoglio e consapevolezza. Secondo il senatore De Carlo, che per anni ha guidato proprio il Comune di Calalzo, quel documento dimostra come nel 1897 fosse già riconosciuto il valore dell’artigianato locale. Un dato sorprendente se si considera che, all’epoca, nel settore dell’occhialeria – storicamente centrale per il Cadore – dominavano le produzioni straniere. Il fatto che un marchio oggi così potente fosse già percepito come simbolo di eccellenza più di un secolo fa rappresenta un tassello fondamentale nella ricostruzione dell’identità produttiva italiana. In un contesto contemporaneo in cui il Made in Italy è tutelato dalla legge 206 del 2023 e riconosciuto come terzo marchio più conosciuto al mondo, la nuova scoperta offre un’inedita profondità storica e rafforza l’esigenza di valorizzare i territori che hanno contribuito alla sua nascita.

Il disegno di legge e la nascita della rete nazionale

Il progetto legislativo per l’istituzione delle Madri del Made in Italy si inserisce proprio nel quadro normativo creato dalla legge 206. L’obiettivo è ampliare la tutela del marchio includendo anche il riconoscimento delle sue radici territoriali. Il disegno di legge prevede l’introduzione dell’articolo 20-bis, che darebbe vita alla “Rete delle Città madri del Made in Italy”, un organismo istituito presso il Ministero competente. Per entrare a far parte della rete, i Comuni dovranno possedere tre requisiti fondamentali. Il primo riguarda l’uso pionieristico, documentato e antecedente al 1925, dell’indicazione “Made in Italy” legata a produzioni locali. Il secondo requisito è il ruolo determinante nel consolidamento di una filiera produttiva diventata poi simbolo del saper fare italiano nel mondo. Il terzo elemento richiesto è la presenza di musei, archivi o centri di documentazione in grado di custodire la memoria storica di quel percorso. Il testo di legge riconosce già formalmente Calalzo di Cadore come prima “Città Madre del Made in Italy”, rimandando poi a un decreto ministeriale la definizione delle procedure per l’ammissione di altri Comuni e per l’utilizzo del marchio celebrativo collettivo.

Un marchio per valorizzare l’archeologia artigianale italiana

Oltre alla creazione della rete nazionale, la proposta introduce un marchio celebrativo dedicato alle Madri del Made in Italy. Si tratta di un simbolo che i Comuni riconosciuti potranno utilizzare ufficialmente e che sarà affiancato dall’esposizione di una targa identificativa. L’obiettivo è duplice: rafforzare il valore culturale e storico dei territori e trasformare questo riconoscimento in una leva di promozione turistica e marketing territoriale. Il disegno di legge prevede inoltre che i Ministeri delle Imprese e della Cultura promuovano iniziative per valorizzare ciò che De Carlo definisce “archeologia artigianale”. Si punta così a sostenere sia gli attuali produttori di nicchia sia quegli artigiani che mantengono vive tecniche storiche, contribuendo alla trasmissione del patrimonio industriale italiano. Tra le iniziative previste, è allo studio anche l’emissione di francobolli speciali da parte di Poste Italiane, dedicati alle singole città della rete. Secondo il senatore, le Madri del Made in Italy rappresentano un’occasione per intercettare programmi europei di valorizzazione culturale, oltre che per creare nuove progettualità capaci di collegare passato e presente. La rete dovrà infatti garantire visibilità sia ai luoghi della produzione storica sia alle imprese che oggi continuano a incarnare quei valori di eccellenza.

Il Cadore e la nascita dell’occhialeria italiana

A Calalzo di Cadore, la candidatura a prima “Città Madre” si innesta su una storia produttiva che ha segnato profondamente l’identità italiana. Il distretto dell’occhialeria bellunese, nato proprio in questi luoghi, è oggi tra i più importanti al mondo e ha contribuito in modo decisivo alla diffusione dell’immagine del Made in Italy nella moda internazionale. Il sindaco Luca Fanton, intervenuto alla presentazione del progetto, ha ricordato come proprio in Cadore sia cresciuta e si sia sviluppata una filiera che oggi rappresenta uno dei punti di forza dell’economia nazionale. Nel territorio sono presenti realtà museali come il Museo dell’Occhiale e un nascente museo all’aperto dedicato ai luoghi della prima produzione artigianale. Elementi che rafforzano la candidatura del comune e ne confermano il ruolo centrale nella narrazione delle origini del marchio italiano. Il percorso delle Madri del Made in Italy offre così al Cadore e ad altri territori la possibilità di recuperare il proprio patrimonio culturale e produttivo, trasformandolo in una risorsa per il futuro. Una storia che non riguarda solo le eccellenze del passato, ma che continua a parlare al presente attraverso le aziende, gli artigiani e i distretti che mantengono vivo il valore del saper fare italiano.

 

Scritto da: Michele Ceci

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