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Il beauty Made in Italy continua a scalare posizioni nelle classifiche commerciali di tutto il mondo. Nel 2024 il comparto cosmetico italiano ha registrato performance in crescita, con la maggioranza dei top player in rialzo. A spingere il settore sono stati sicuramente l’export e la ricerca, suffragati da una forte scommessa sulla sostenibilità dei processi di produzione, che hanno reso il beauty italiano un’eccellenza di ampio raggio e di grande impatto per l’economia.
Secondo i dati Pambianco, 17 delle 20 principali aziende del beauty Made in Italy hanno chiuso il 2024 in positivo, nonostante un contesto caratterizzato da consumi prudenti e tensioni geopolitiche. La performance efficiente all’export si è rivelata decisiva: i mercati internazionali hanno assorbito la domanda di prodotti di alta qualità, specialmente nei segmenti premium e luxury.
La resilienza del settore si misura anche nella capacità di affrontare l’impennata dei costi e altri fattori d’instabilità per l’economia, trasformando le difficoltà in opportunità. Le imprese italiane hanno valorizzato la ricerca, la flessibilità produttiva e migliorato la rapidità di risposta alle nuove preferenze dei consumatori, consolidando così la loro posizione sui mercati esteri.
Il beauty Made in Italy non è più solo sinonimo di estetica, ma anche di R&D e responsabilità ambientale. Le aziende hanno puntato su formule avanzate basate sulla scienza, sull’utilizzo di ingredienti naturali e sulla trasparenza verso il consumatore. Parallelamente, il packaging sostenibile e le supply chain resilienti sono diventati asset competitivi, intercettando la crescente sensibilità dei clienti verso temi etici e ambientali.
L’innovazione digitale ha rafforzato ulteriormente questo percorso. I canali di vendite online e direct-to-consumer, supportati da un utilizzo diffuso e responsabile dell’intelligenza artificiale e della data analysis, hanno permesso di personalizzare l’esperienza d’acquisto e di instaurare un rapporto diretto con i consumatori di tutto il mondo. In questo scenario, il made in Italy nel segmento beauty ha saputo coniugare un certo savoir faire tradizionale con una forte propensione per la ricerca, rafforzando la sua attrattiva internazionale.
Tra i protagonisti del 2024 spicca Sodalis Group, che ha raggiunto 908 milioni di euro di fatturato, con un incremento del 16,4% rispetto al 2023. La strategia multibrand, che comprende oltre 25 marchi come Bionike e Dermolab, ha permesso al gruppo di rispondere a target differenti senza perdere di vista qualità e innovazione. «La nostra forza è la diversificazione», ha sottolineato Marianna Granata, responsabile marketing e comunicazione di Sodalis, confermando come il futuro del gruppo sia legato alla capacità di offrire soluzioni mirate a un pubblico sempre più segmentato.
Il secondo gradino del podio spetta a Kiko Milano, che opera in un segmento di mercato che punta a una fascia medio-bassa di prezzo e ha consolidato la propria presenza internazionale attraverso una rete retail capillare e un’offerta di make-up in linea con i trend globali. Anche le aziende di fascia media hanno giocato un ruolo decisivo, intercettando la domanda di qualità e naturalità del prodotto, e confermando la competitività diffusa del settore.
Le prospettive per il beauty Made in Italy restano orientate alla crescita a doppia cifra nei mercati esteri. L’evoluzione del settore punta a integrare cosmetica e benessere, integrando sempre più soluzioni dedicate alla salute e alla prevenzione, in un mix tra cura del corpo e innovazione scientifica. Questa tendenza apre nuove opportunità di sviluppo in mercati emergenti e rafforza il posizionamento internazionale dell’Italia come hub di riferimento per la bellezza.
In un mondo che chiede qualità, sostenibilità ambientale e brand identity, il beauty italiano si riconferma come esempio di knowhow, capace di trasformare anche difficoltà contingenti in opportunità di empowerment del settore. Una leadership da consolidare, in un settore sempre più esposto all’evoluzione costante di domanda e offerta.
Scritto da: Michele Ceci
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