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“An Archive of Possible Machines”, la mostra per gli ottant’anni di Candy alla Fabbrica del Vapore

today20.11.2025

Sfondo

Si è da poco conclusa, il 9 novembre scorso, la mostra An Archive of Possible Machines, realizzata in occasione degli ottant’anni di Candy, storico brand di elettrodomestici di Brugherio (MB), oggi controllato dalla multinazionale cinese Haier. Così, l’artista Mattia Balsamini e il curatore Andrea Tinterri hanno voluto omaggiare la storia del celebre produttore nel suggestivo contesto della Fabbrica del Vapore di Milano (M5 Monumentale), realizzando una serie di opere surreali e visionarie a partire dalle foto dei prodotti con cui Candy è sbarcata nelle case degli italiani: lavatrici, forni, frigoriferi e lavastoviglie. Realizzazioni che non sarebbero state possibili senza il determinante contributo degli archivi del marchio Candy, dove sono custodite foto, documenti progettuali e schizzi. I meno giovani non dimenticheranno la lavatrice automatica Alisé o la lavastoviglie Brava, rimaste nella memoria collettiva dei consumatori anche grazie a indimenticabili spot pubblicitari in forma di cartone animato.

“La memoria è qui, viva e malleabile” ha raccontato Tinterri ai giornalisti di SkyTg24, che hanno visitato la mostra in anteprima. Grazie al lavoro suo e di Balsamini, fotografo di formazione, dieci installazioni hanno realizzato il miracolo. Un’occasione perfetta di congiunzione fra passato e futuro nella quale Candy ha approfittato per svelare all’Italia la lavatrice Multiwash, la prima macchina a tre cestelli indipendenti che riesce a risparmiare acqua ed elettricità grazie al sapiente uso all’intelligenza artificiale, con l’Intelligent Central System presentato da Laura Scelzi, Marketing director per l’Italia di Haier Europe. Insomma, niente più scrupoli sul numero di lavatrici da fare, vero e proprio tormento quotidiano dell’economia domestica. Ottimizzare tempi e consumi è, in fin dei conti, la priorità di chiunque si occupi della casa. Lana e cotone insieme? Nessun problema! MultiWash, peraltro, deve infatti un po’ della sua originalità creativa alla Triploblò, una lavatrice pensata apposta per non mescolare tessuti, colori e… umori.

Le opere principali della mostra

Poiché l’arte solletica talvolta anche le dimensioni più paradossali dell’esistenza umana e materiale, Mattia Balsamini ha voluto lavorare sugli “spazi latenti” degli archivi Candy, con immagini affiorate da poco, facendone oggetti paranormali. La fonte d’ispirazione non poteva che trovarsi nel libro di Jacques Carelman “Catalogue d’objets introuvables et cependant indispensables”  (oggetti introvabili e pertanto indispensabili). Un esempio? Candy Wash Rover, “a quattro ruote motrici”, dotata di cingolati e ruote tassellate, in grado di promettere performance straordinarie “fino a 40 gradi di pendenza” e senza timore di alpeggi, campeggi e distese fangose, per le quali invece è predisposto subito un programma “fanghiglia”. Un riferimento visivo e poetico che, dunque, echeggia anche altri brand noti di altri contesti, come i fuoristrada britannici. Difficile immaginare quali fossero invece le origini della stiratrice: Balsamini le immagina in un essere robotizzato in grado di girare egli stesso una manovella per spingere i panni nella pressa stirante. Vi annoia così tanto aspettare il tempo necessario alla conclusione del lavaggio? Quanto sarebbe bello poter disporre di un teleschermo integrato o di un joystick nella macchina? L’artista non ha trascurato neppure questa esigenza, né quella di lavare direttamente i fazzoletti e i bavaglini dopo starnuti, pianti o altre piccole emergenze quotidiane, in un’apposita lavatrice da polso, che promette “un bucato in formato tascabile”. A chi desiderasse mantenere il massimo riserbo sui panni in lavaggio, è stata invece dedicata una lavatrice con serratura e combinazione a prova di scassinatori esperti.

La mostra si configura come un’unica grande installazione progettata dall’artista in collaborazione con Studio GISTO, dove alcuni dei prodotti più iconici del marchio dialogano con materiali e oggetti recuperati direttamente dagli stabilimenti industriali. Le scaffalature, svuotate della loro funzione originaria, diventano parte del racconto espositivo e si trasformano in elementi narrativi: un dispositivo che porta alla luce l’eredità del brand e la rende percepibile nello spazio. Ne nasce una sorta di carotaggio negli ottant’anni di storia Candy, un percorso oscillante tra evocazione e visione, capace di attivare una memoria condivisa e di stimolare una riflessione sul legame tra tecnologia, abitare e cultura.

Balsamini sottolinea come il progetto sia nato da un lavoro completamente condiviso: «Ogni fase di questa serie fotografica è frutto di giudizio e di mestiere e rievoca intenzionalmente quella catena di menti — ingegneri, disegnatori, designer — che ha generato le macchine stesse. In un’epoca in cui si producono immagini infinite, ho cercato di seguire un’altra strada: un esperimento sul valore del processo, dell’autorialità condivisa e della costruzione lenta delle immagini». Insomma, un omaggio audace alla storia e al futuro di Candy, che da sola racconta un pezzo della storia sociale e dei costumi italiani.

 

 

 

 

Scritto da: Michele Ceci

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