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GR News
today20.08.2025
Una retrospettiva che racconta sei decenni di creatività e talento: la mostra “60 anni di made in Italy. Storia dello stile italiano”, ospitata all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles fino al 17 settembre, celebra i grandi protagonisti della moda italiana, da Armani a Valentino, da Versace a Prada. In esposizione quaranta capi iconici che hanno fatto la storia del costume, provenienti da archivi delle maison e da collezioni private, alcuni dei quali indossati da star del cinema e del jet set internazionale.
L’esposizione è stata inaugurata il 5 giugno 2025 presso l’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, in rue de Livourne 38, alla presenza di esponenti istituzionali italiani come Pierre Di Toro e Tindaro Paganini, direttore dell’Italian Trade Agency (ITA), che ha co-prodotto l’evento insieme all’Istituto. La mostra rientra nel programma delle “Giornate della moda italiana nel mondo”, promosso dal Ministero degli Affari Esteri e dalla Camera Nazionale della Moda Italiana.
Non si tratta di un evento isolato: la rassegna, ideata e curata dalle giornaliste Fiorella Galgano e Alessia Tota, è un format itinerante inaugurato nel 2012 a Roma e già approdato in città come Washington, Città del Messico, Kuala Lumpur, Singapore, Mosca e Canton. Bruxelles rappresenta dunque una tappa significativa, al centro dell’Europa e delle istituzioni comunitarie.
La scelta della capitale belga non è casuale: il made in Italy, oltre che simbolo di creatività, è anche un pilastro dell’economia italiana e europea, un settore che vale miliardi di euro di export e che rafforza il posizionamento del marchio Italia nel mondo.
Il cuore della rassegna è costituito da quaranta abiti d’alta moda e prêt-à-porter che coprono sessant’anni di storia del made in Italy. Per l’alta moda sono presenti creazioni di Emilio Federico Schuberth, Valentino, Roberto Capucci, Renato Balestra, Sarli, Sorelle Fontana, Galitzine, Antonio Marras, Lorenzo Riva, Brioni e molti altri.
Il prêt-à-porter è invece rappresentato da brand che hanno reso accessibile a livello globale lo stile italiano: Giorgio Armani, Laura Biagiotti, Roberto Cavalli, Dolce & Gabbana, Etro, Salvatore Ferragamo, Gianfranco Ferré, Alberta Ferretti, Gucci, Krizia, Max Mara, Missoni, Moschino, Prada, Emilio Pucci, Roberta di Camerino e Versace.
L’allestimento mette in evidenza sia la progressione cronologica della moda italiana, dalle origini della haute couture nel dopoguerra fino alle grandi firme contemporanee, sia gli spazi autonomi di ricerca di ciascun stilista, sottolineando l’equilibrio tra artigianalità, innovazione e creatività che caratterizza lo stile italiano.
Uno dei punti di forza della mostra è la presenza di capi che non appartengono solo alla storia della moda, ma anche alla cultura popolare e al cinema. Tra i pezzi più celebri esposti a Bruxelles ci sono:
l’abito disegnato dalle Sorelle Fontana per Anita Ekberg in La Dolce Vita di Fellini, simbolo della nascita del mito italiano negli anni ’60;
il celebre “jungle dress” di Gianni Versace, indossato da Jennifer Lopez ai World Music Awards del 2000, rimasto nella storia come uno dei momenti più iconici della moda;
il tuxedo di Brioni indossato da Pierce Brosnan in Die Another Day, episodio della saga di James Bond del 2002;
l’abito rosso di Valentino portato da Elizabeth Hurley nel 1998 e successivamente da Claudia Schiffer, esempio della forza estetica del colore simbolo della maison;
lo smoking Armani ricamato in oro e blu scelto da Claudia Schiffer nel 1991, che sintetizza eleganza e innovazione sartoriale;
il modello “Urlo di Donna” di Enrico Coveri, indossato da Milla Jovovich nel 1997, un esempio di creatività pop e avanguardista;
un capo realizzato da Genny per Naomi Campbell nel 1992, simbolo della stagione delle top model;
l’abito Prada indossato da Cate Blanchett nel 2000, che sottolinea la continuità dello stile italiano sui red carpet internazionali.
Tutti questi capi provengono dagli archivi delle maison e da collezioni private, conferendo all’esposizione un valore documentario unico. La presenza di pezzi indossati da attrici, modelle e star della musica testimonia quanto il made in Italy abbia dialogato con il cinema e con la cultura popolare globale.
A completare il percorso, un filmato istituzionale che racconta i momenti più significativi della moda italiana, tra cui un’intervista esclusiva a Micol Fontana, che in inglese ricorda gli anni pionieristici della nascita dell’alta moda italiana.
Se la mostra rende omaggio al passato, guarda anche al futuro. Il made in Italy non è solo tradizione estetica e sartoriale, ma un motore economico centrale: nel 2024 il settore moda ha generato oltre 100 miliardi di euro di fatturato, con una quota export superiore al 60% secondo i dati di Confindustria Moda.
Esposizioni come quella di Bruxelles hanno dunque un doppio valore: culturale, perché celebrano lo stile italiano come patrimonio collettivo, ed economico, perché contribuiscono a rafforzare la percezione internazionale del marchio Italia e a sostenere la competitività delle imprese sui mercati globali.
La rassegna si inserisce inoltre in un contesto europeo in cui il tema della sostenibilità nella moda sta diventando sempre più centrale. Il made in Italy, tradizionalmente legato alla qualità dei materiali e alla lunga durata dei prodotti, rappresenta un modello alternativo alla fast fashion, capace di coniugare creatività e responsabilità.
Con ingresso libero, la mostra è aperta dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13 e dalle 14 alle 16.30. È una rara occasione per ammirare da vicino creazioni che hanno fatto la storia e per comprendere come sessant’anni di intuizioni, ricerca e savoir-faire abbiano reso il made in Italy un marchio di eccellenza mondiale.
Scritto da: Matteo Respinti
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