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GR News
today12.11.2025
Con l’inaugurazione dello stabilimento di Mole Urbana a Orbassano, alle porte di Torino, il progetto ideato dal designer e imprenditore Umberto Palermo entra nella sua fase produttiva. Dopo anni di ricerca e sperimentazione, nasce una nuova realtà automobilistica italiana, interamente dedicata alla mobilità elettrica urbana e alla sostenibilità. La società, partecipata da Cdp Venture Capital, punta a produrre 5.000 microcar l’anno, segnando una svolta nel panorama del Made in Italy.
La nascita dello stabilimento di Mole Urbana a Orbassano rappresenta il passaggio da un’idea di design a una realtà industriale concreta. L’impianto è stato progettato come una fabbrica “leggera”, con consumi energetici ridotti e processi efficienti. «Dopo anni di ricerca nasce una nuova casa automobilistica, tutta italiana», ha dichiarato Umberto Palermo, sottolineando come il progetto unisca estetica, tecnologia e responsabilità sociale. La microcar elettrica Mole Urbana nasce da una filiera interamente nazionale, che si estende tra Piemonte e Marche, recuperando competenze industriali italiane quasi scomparse. L’obiettivo è realizzare 12 nuovi modelli modulari destinati alla mobilità cittadina, a cui si aggiungerà in futuro Malya, una “keicar” per l’uso extraurbano, ancora in fase di concept ma già pronta a entrare in produzione con i giusti investimenti.
La crescita di Mole Urbana è supportata da Cassa Depositi e Prestiti, attraverso il fondo Cdp Venture Capital, che ha creduto nel potenziale innovativo dell’azienda. «Siamo aperti all’ingresso di nuovi soci, perché il mio obiettivo è non fare debiti, ma condividere il progetto con partner che portino valore», ha spiegato Palermo, precisando che dopo una prima raccolta di 3,5 milioni di euro, è previsto un secondo round di investimenti di pari entità. Questa strategia, basata su solidità finanziaria e visione a lungo termine, rappresenta un modello virtuoso di imprenditoria italiana sostenibile. Il sito di Orbassano, nato da un ex impianto industriale degli anni Sessanta recuperato grazie a un bando del Mise, dimostra che innovazione e rigenerazione possono convivere. «Non ho cercato finanziamenti solo su carta», ha ricordato Palermo. «Avevo già costruito prototipi e investito oltre due milioni di euro personali. È questo approccio concreto che ha convinto gli investitori».
Il piano industriale di Mole Urbana prevede un investimento complessivo di 7 milioni di euro, con l’obiettivo di raggiungere la piena produzione entro il 2026. L’azienda punta a realizzare 5.000 microcar elettriche all’anno, destinate a una rete di circa 70 punti vendita in Italia. Attualmente i dipendenti sono 30, ma a regime diventeranno 80 lavoratori, in un contesto dove l’automazione è bilanciata dall’impiego di manodopera qualificata. «Alla super robotizzazione preferisco tante braccia: è il lavoro umano a generare valore nei territori», ha detto Palermo, ribadendo la sua idea di un’industria a misura d’uomo. L’intento è mantenere Mole Urbana in una fascia di nicchia premium, offrendo un prodotto di qualità, sostenibile e accessibile. In prospettiva, l’espansione verso i mercati esteri è già in programma: i modelli italiani potrebbero presto circolare anche in Brasile, India e nei Paesi europei, dove cresce la domanda di soluzioni di mobilità urbana elettrica compatta.
Il progetto Mole Urbana non è solo un’iniziativa industriale, ma anche culturale. Al centro vi è un nuovo modo di intendere l’automotive italiano, dove il design si lega alla responsabilità e all’osservazione dei bisogni sociali. Secondo Palermo, «bisogna incentivare le aziende che usano meno robot e più braccia», perché la vera innovazione passa dal rispetto per le persone e per i territori. L’auto del futuro, in questa visione, non è soltanto un mezzo tecnologico, ma un simbolo di mobilità sostenibile e partecipata. Le microcar elettriche di Mole Urbana incarnano questo spirito: compatte, modulari, ecologiche e totalmente Made in Italy, sono pensate per migliorare la qualità della vita nelle città e ridurre l’impatto ambientale. «Mi piacerebbe essere ricordato per aver provato a cambiare l’automotive italiano», ha concluso Palermo.
Scritto da: Michele Ceci
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