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Il Venice Sustainable Fashion Forum ha riunito a Venezia i protagonisti della moda per discutere del futuro del Made in Italy. Sostenibilità, legalità e innovazione sono i pilastri su cui costruire un nuovo modello competitivo, capace di resistere alle pressioni dell’ultra-fast fashion e di rilanciare l’eccellenza italiana nel mondo.
Armonizzare valori, norme e processi lungo l’intera filiera è la sfida lanciata dalla quarta edizione del Venice Sustainable Fashion Forum, promosso da Confindustria Moda, The European House – Ambrosetti e Confindustria Veneto Est. L’evento, ospitato alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia, ha segnato un punto di svolta: la sostenibilità non è più intesa solo come rispetto ambientale, ma come equilibrio tra etica, responsabilità sociale e governance. Secondo gli organizzatori, il concetto di “moda sostenibile” deve essere reinterpretato alla luce di un contesto globale instabile, in cui le tensioni geopolitiche e i modelli produttivi ultra-veloci mettono in crisi i valori fondanti del Made in Italy. La filiera tessile italiana, seconda industria per export, rischia di perdere competitività se non adotta regole comuni e investimenti mirati.
«Sostenibilità, legalità e innovazione devono camminare insieme» ha dichiarato Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda, sottolineando come l’EPR (Responsabilità Estesa del Produttore) rappresenti una «grande opportunità per costruire in Italia la prima filiera europea del riciclo tessile, creando occupazione e valore sostenibile». Accanto alla visione di Sburlati, si è levato l’allarme di Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto Est, che ha denunciato l’invasione dei prodotti stranieri a basso costo e l’espansione dell’ultra-fast fashion, fenomeno che «non rispetta gli standard sociali e ambientali delle nostre aziende». Il dumping commerciale, ha precisato Carron, si traduce in numeri preoccupanti: nel primo semestre 2025 l’export veneto del settore moda è calato del 4,5%, mentre l’import è cresciuto del 4,3%, con un +9% proveniente dalla Cina. L’analisi mette in evidenza la necessità di un intervento coordinato per tutelare l’equità del mercato e preservare il valore autentico del Made in Italy, fondato su qualità, creatività e artigianalità.
Durante il forum, Flavio Sciuccati di The European House – Ambrosetti ha ricordato che «non è più il tempo del dire, ma dell’agire». La sfida per il futuro della moda italiana è rendere la sostenibilità una leva di competitività concreta, attraverso standard comuni, tracciabilità e una governance che premi le imprese virtuose. Lo studio “Just Fashion Transition 2025”, presentato da Carlo Cici di Ambrosetti, fotografa un settore in via di profondi cambiamenti e individua nell’innovazione tecnologica la chiave per conciliare marginalità e rispetto ambientale. Attributi storici come Tradizione, Lusso e Artigianalità stanno lasciando spazio a un’immagine cinese sempre più associata a creatività e innovazione. Per invertire la rotta, servono investimenti mirati: il report stima in 4,4 miliardi di euro le risorse aggiuntive necessarie entro il 2030 per centrare gli obiettivi climatici fissati dall’Unione Europea.
Il Venice Sustainable Fashion Forum si conferma così non solo come spazio di confronto, ma come laboratorio di idee per un futuro condiviso. Difendere il Made in Italy significa proteggere un patrimonio di saperi e competenze, ma anche assicurare trasparenza e legalità in tutta la filiera, dall’approvvigionamento delle materie prime alla distribuzione. La sfida lanciata a Venezia è chiara: trasformare la sostenibilità in un vantaggio competitivo, capace di attrarre nuovi mercati e consolidare la reputazione della moda italiana nel mondo. Come ha ribadito Sburlati, «l’eccellenza italiana resta un punto di riferimento globale solo se sostenuta da regole comuni e da un impegno reale verso l’innovazione». Il Forum di Venezia segna dunque un passo importante verso una moda più etica, responsabile e competitiva, pronta ad affrontare le sfide di un mercato globale in rapido mutamento.
Scritto da: Michele Ceci
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