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GR News
today29.08.2025
Il cibo “made in Italy” resta protagonista sugli scaffali dei supermercati: nel 2024 ha sviluppato un giro d’affari da 11,6 miliardi di euro, in crescita dell’1,2% a valore ma con un lieve calo nei volumi (-0,7%). A rivelarlo è l’ultima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che fotografa il legame sempre più stretto tra italianità, territorio e scelte dei consumatori.
Secondo il rapporto, oltre un prodotto su quattro venduto in super e ipermercati italiani richiama in etichetta l’italianità, un’origine regionale o una denominazione geografica europea. In totale si tratta di quasi 28 mila referenze, parte di un universo di oltre 145 mila prodotti analizzati attraverso etichette, claim e pittogrammi.
L’elemento più diffuso è la bandiera tricolore: presente su oltre 16 mila confezioni, continua a essere il simbolo più riconoscibile del cibo “made in Italy”. Questo paniere ha registrato vendite in crescita a valore e stabili a volume, segnale che i consumatori non rinunciano a pagare un prezzo leggermente più alto pur di avere un richiamo diretto all’Italia.
Accanto al tricolore, i claim più diffusi restano “100% italiano” e “prodotto in Italia”. Nel primo caso il fatturato si mantiene stabile, pur segnando un calo dell’1,5% a volume. Nel secondo, invece, la flessione coinvolge sia il valore sia i volumi, segnalando una maggiore selettività nelle scelte di acquisto.
Le certificazioni europee Dop, Doc e Docg hanno generato complessivamente 1,6 miliardi di euro di giro d’affari nel 2024. In questo segmento, soltanto i prodotti a denominazione di origine protetta hanno registrato una crescita significativa: +5,8% a valore e +2,7% a volume, pari a quasi 803 milioni di euro. In calo invece i prodotti a denominazione di origine controllata e controllata e garantita, che hanno sofferto maggiormente l’andamento dei consumi.
Molto dinamico il comparto “regionale”, che ha sviluppato vendite per 55 milioni di euro, con un aumento del 12,3% a valore e del 9% a volume. Il richiamo al territorio appare sempre più decisivo nella scelta dei consumatori, che privilegiano prodotti associati a un’identità geografica precisa.
Il Trentino-Alto Adige si conferma la regione più citata in etichetta, con un giro d’affari di 396 milioni di euro, seguito da Sicilia e Piemonte. Le migliori performance di crescita, tuttavia, appartengono a Sardegna (+4,2% a valore e +6,8% a volume) e Puglia (+13% e +5,1%). Due regioni che hanno saputo valorizzare la propria tradizione agroalimentare, ottenendo un riconoscimento concreto sugli scaffali.
Per la prima volta, l’Osservatorio ha analizzato anche i riferimenti ai capoluoghi di provincia. Sono stati individuati 1.563 prodotti che riportano un richiamo diretto a città italiane, capaci di generare quasi 579 milioni di euro di vendite nel 2024.
Questa novità conferma l’interesse crescente verso i prodotti che raccontano non solo il Paese o la regione di provenienza, ma anche le tradizioni locali delle singole città. Si tratta di un segmento in espansione, che intercetta il desiderio dei consumatori di autenticità e radici culturali precise, trasformando le etichette in veri strumenti di marketing territoriale.
Il bilancio dell’Osservatorio Immagino mostra che il cibo “made in Italy” resta un valore forte nel carrello della spesa. Se da un lato i consumi complessivi calano leggermente a volume, dall’altro i simboli dell’italianità (tricolore, Dop e riferimenti regionali) continuano a trainare la crescita a valore.
In un mercato sempre più competitivo, il legame con il territorio appare decisivo: i consumatori cercano prodotti che raccontino una storia, che esprimano un’identità e che trasmettano fiducia. Un trend che apre nuove opportunità per i produttori italiani, chiamati a coniugare tradizione, certificazione e innovazione.
Scritto da: Matteo Respinti
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