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Il cibo italiano è irresistibile: conquista il mondo, nonostante l’export in calo

today30.07.2025

Sfondo

Nonostante il rallentamento generale delle esportazioni italiane, il cibo italiano continua a essere tra i prodotti più richiesti all’estero. Lo confermano gli ultimi dati Istat relativi a maggio 2025: se l’export complessivo registra una flessione, il comparto agroalimentare segna invece una crescita del +3,5% su base annua. Dalla pasta al vino, dai formaggi all’olio d’oliva, i prodotti italiani tengono alta la reputazione del Made in Italy nel mondo, dimostrando che la qualità a tavola resta uno degli asset strategici del nostro Paese.

I dati Istat fotografano un export in frenata

Chi guarda ai numeri dell’export italiano nel maggio 2025 vede un quadro piuttosto chiaro: le esportazioni complessive scendono del 2,3% rispetto ad aprile e dell’1,9% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Ancora più significativo è il calo in volume, che arriva al -4,3%, segno che la riduzione non dipende soltanto dai prezzi, ma anche da una reale diminuzione della quantità di beni esportati.

Il rallentamento si manifesta sia nei rapporti commerciali con i Paesi dell’Unione Europea, dove l’export cede l’1,7%, sia in quelli con le economie extra Ue, dove il calo è ancora più marcato: -3,1% su base mensile e addirittura -4,6% su base annua. Questo trend negativo si protrae anche nel trimestre marzo-maggio, con una contrazione dell’1,2% rispetto ai tre mesi precedenti.

A pesare sul risultato generale sono soprattutto i settori industriali ad alta tecnologia: le esportazioni di macchinari e apparecchiature calano del 4,1%, quelle di computer, elettronica e strumenti ottici del 15,9%, mentre articoli sportivi, strumenti musicali e dispositivi medici segnano un -15,1%. Comparti strategici, che pagano l’effetto combinato della competizione internazionale, in particolare dall’Asia, e della flessione della domanda globale.

La geografia dell’export: crolli in Cina e Turchia, boom in Spagna

Nel dettaglio, i dati Istat evidenziano un crollo dell’export italiano verso alcune destinazioni chiave. La Cina registra una contrazione del 22,6%, seguita dalla Turchia con un -22,5%. Flessioni significative arrivano anche dai Paesi Bassi (-8,4%) e dal Regno Unito (-7,4%). Sono segnali di fragilità strutturale nella capacità italiana di mantenere le proprie quote in mercati dinamici o soggetti a instabilità politica.

Tuttavia, non mancano note positive. Alcuni Paesi hanno invece incrementato in modo consistente le importazioni dal nostro Paese. La Spagna, in particolare, segna un +15,6%, la Svizzera un +9,2% e gli Stati Uniti un +2,6%. Sono mercati consolidati, con una lunga tradizione di apprezzamento per il Made in Italy, e continuano a rappresentare una solida base per il nostro export, anche in tempi di incertezza economica globale.

Il cibo italiano guida la crescita dell’export Made in Italy

In questo contesto di contrazione generalizzata, il cibo italiano emerge come uno dei pochi settori in crescita. A maggio 2025, il comparto alimentare, bevande e tabacco ha registrato un +3,5% su base annua, confermando una tendenza positiva che prosegue da inizio anno: nel periodo gennaio-maggio, la crescita cumulata è stata del +5%.

Il Made in Italy agroalimentare dimostra così una capacità di tenuta superiore alla media, grazie a una combinazione di qualità, tradizione e capacità di adattamento alle nuove esigenze del mercato globale. Prodotti come vino, pasta, olio extravergine di oliva e formaggi Dop sono tra i più richiesti, e continuano a conquistare consumatori in Europa, Nord America e nei Paesi asiatici più ricettivi.

A trainare questa domanda sono molteplici fattori: da un lato la reputazione di eccellenza che il cibo italiano ha costruito nel tempo, dall’altro le trasformazioni recenti che hanno reso l’offerta ancora più competitiva. Cresce la domanda di alimenti biologici, sostenibili, certificati e adatti a una dieta sana e mediterranea: tutti ambiti in cui l’Italia può vantare un’offerta ampia e diversificata.

L’agroalimentare è un asset strategico per l’Italia

Il successo del cibo italiano all’estero non è solo una questione culturale o identitaria, ma ha risvolti economici concreti. In un contesto globale caratterizzato da instabilità, guerre commerciali, volatilità delle materie prime e inflazione, l’export agroalimentare rappresenta un punto fermo per la bilancia commerciale del nostro Paese.

Secondo Coldiretti, il valore delle esportazioni alimentari italiane potrebbe superare i 65 miliardi di euro nel 2025, con una performance particolarmente positiva nei settori del vino, della pasta e dei prodotti da forno. Già oggi, circa un terzo delle esportazioni alimentari italiane è destinato a Paesi extra europei, a dimostrazione della crescente apertura del comparto a mercati nuovi e promettenti.

La solidità del settore è legata anche alla sua capacità di innovare: dalle tecnologie di conservazione al packaging sostenibile, dalle piattaforme digitali per l’e-commerce alle certificazioni internazionali, le imprese italiane dell’agroalimentare stanno dimostrando una notevole vitalità. E questo le rende meno vulnerabili rispetto ad altri comparti più ciclici o dipendenti da forniture estere.

Nel medio periodo, rafforzare questa vocazione potrebbe rappresentare una delle strade più efficaci per contrastare le difficoltà dell’industria manifatturiera. Investire in promozione, internazionalizzazione, logistica e tutela del marchio Made in Italy può consolidare ulteriormente il ruolo del cibo italiano come ambasciatore dell’eccellenza italiana nel mondo.

Scritto da: Matteo Respinti

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